Hai deciso di cambiare: gas o pompa di calore?
Se sei qui, la domanda "riparo o sostituisco" è già alle spalle: la caldaia va cambiata, e ora scegli con cosa rimpiazzarla. La scelta non è più solo tra modelli di caldaia, ma tra due strade diverse: restare sul gas con una nuova caldaia a condensazione, oppure passare alla pompa di calore, che produce calore con l'elettricità e senza combustione in casa. Sono due impianti con logiche diverse, e la risposta giusta dipende dalla tua casa, non da una moda.
Se invece sei ancora indeciso se valga la pena sostituire la caldaia, il passo precedente è un altro articolo: caldaia, conviene ripararla o sostituirla, con la matrice su età, guasti e costi cumulati. Qui partiamo da dopo quella decisione e ci concentriamo sulla tecnologia.
Una premessa onesta vale per tutto il pezzo: la pompa di calore non è "meglio" in assoluto. È meglio sull'edificio giusto. Negli impianti residenziali che valutiamo, la stessa macchina può dare una bolletta più leggera in un appartamento isolato e un risultato deludente in uno disperdente, a parità di prodotto. Per questo i criteri che seguono contano più del catalogo.
Quando conviene davvero passare alla pompa di calore?
Il salto conviene quando l'edificio è ben isolato e l'impianto lavora a bassa temperatura. Una pompa di calore rende al meglio quando deve scaldare l'acqua a 35-45 gradi, come in un pavimento radiante o con terminali sovradimensionati; deve faticare di più, e rendere meno, se l'impianto chiede acqua a 65-70 gradi come i vecchi radiatori. L'isolamento riduce la potenza richiesta e tiene la macchina nella sua zona efficiente. Sono questi due fattori, non la marca, a decidere se il passaggio paga.
C'è un'alternativa che spesso evita la scelta secca. Il sistema ibrido affianca una pompa di calore a una caldaia a condensazione e lascia che l'elettronica scelga la fonte più conveniente a seconda della temperatura esterna. Su una casa non perfettamente isolata è un compromesso che tiene i consumi sotto controllo senza interventi pesanti sull'involucro. Lo citiamo perché, nel residenziale, è la terza opzione che molti non considerano.
Quanto si risparmia in bolletta con una pompa di calore?
Il risparmio dipende dall'efficienza della macchina e dal rapporto tra prezzo del gas e dell'elettricità, quindi non c'è un numero valido per tutti. La leva, però, è fisica e misurabile. Secondo ENEA, con un coefficiente di prestazione (COP) pari a 3, la pompa di calore fornisce 3 kWh di calore per ogni kWh di elettricità consumato; una macchina di classe A+ ha uno SCOP stagionale uguale o superiore a 4 (ENEA). È questo moltiplicatore a generare il risparmio, quando l'impianto lo lascia esprimere.
Per capire se la tua casa è nelle condizioni giuste prima ancora di chiamare qualcuno, il nostro check-up impianto parte dall'indirizzo e ti dice se l'impianto è efficiente, se è a norma e se conviene intervenire. È un punto di partenza per capire da dove parti, non un preventivo: il conto del risparmio si chiude sul tuo profilo di consumo reale, non su una media.
Quanto costa sostituire la caldaia con una pompa di calore?
La spesa indicativa di una pompa di calore aria-acqua per un appartamento, installazione inclusa, parte in genere da qualche migliaio di euro e cresce con la potenza richiesta, il tipo di impianto e gli interventi accessori. Su una villetta, o quando l'impianto di distribuzione va ripensato, la cifra sale. Sono ordini di grandezza, non un listino: il costo reale dipende dallo stato dell'impianto esistente e si definisce con un sopralluogo. Risultati indicativi.
Le voci che spostano davvero il preventivo sono tre, e raramente compaiono nel prezzo di copertina. La prima è il sistema di distribuzione: se i terminali vanno cambiati o integrati, la spesa cresce. La seconda è l'eventuale accumulo termico. La terza è l'adeguamento elettrico, perché la pompa di calore lavora a corrente. Confrontare solo il prezzo della macchina, senza queste voci, porta a sorprese a lavori avviati.
| Voce | Quando pesa poco | Quando pesa molto |
|---|---|---|
| Terminali | Pavimento radiante già presente | Radiatori vecchi da integrare o sostituire |
| Accumulo termico | Non necessario per l'impianto | Serbatoio di accumulo da aggiungere |
| Impianto elettrico | Potenza già adeguata | Adeguamento del contatore e della linea |
| Isolamento | Edificio già coibentato | Involucro disperdente da migliorare |
Il conto che conta non è la spesa lorda, ma quella netta dopo gli incentivi e nel tempo, con i consumi che cambiano. Per quello servono i due canali della sezione che segue.
Quali incentivi rendono sostenibile il passaggio nel 2026?
Nel 2026 ci sono due canali principali, alternativi sullo stesso intervento. Con l'Ecobonus la sostituzione dell'impianto con una pompa di calore ad alta efficienza si detrae al 50% sull'abitazione principale e al 36% sugli altri immobili, con una detrazione massima di 30.000 EUR per unità per le pompe di calore (Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025; art. 14 DL 63/2013). In alternativa, il Conto Termico 3.0 del GSE rimborsa fino al 65% della spesa in conto capitale, erogato direttamente e non spalmato su dieci anni (D.M. 7 agosto 2025).
C'è poi un fattore che orienta la scelta a monte. Dal 2026 è esclusa dall'Ecobonus la sostituzione con una caldaia unica a combustibili fossili (D.Lgs 5/2026): chi rimpiazza la vecchia caldaia con un'altra caldaia a gas, da sola, non porta a casa quell'incentivo, mentre la pompa di calore e i sistemi ibridi restano agevolati. Se il budget conta sul bonus, è un elemento da mettere sul tavolo prima di firmare.
In alternativa all'Ecobonus, quando l'intervento rientra in una ristrutturazione più ampia, c'è anche il Bonus ristrutturazioni, al 50% sull'abitazione principale e al 36% sugli altri immobili, su un massimale di 96.000 EUR per unità (art. 16-bis del TUIR). Importi, massimali e finestre cambiano nel tempo: il quadro aggiornato sta nella nostra sezione incentivi, dove ci sono le schede di Ecobonus e Conto Termico 3.0 con le condizioni di accesso.
Cosa cambia per la manutenzione e le pratiche?
Il passaggio alla pompa di calore non azzera gli obblighi, li sposta. L'installazione resta un intervento da affidare a un'impresa abilitata, con rilascio della Dichiarazione di Conformità a fine lavori (DM 37/2008). E la pompa di calore, come ogni impianto termico di climatizzazione, rientra negli obblighi del DPR 74/2013: il decreto fissa le frequenze del controllo di efficienza energetica in base alla potenza e prevede il libretto di impianto, che in Lombardia passa per il Catasto Unico Regionale.
Tradotto: cambia la macchina, non il fatto che vada tenuta a norma e manutenuta. Una pompa di calore mal regolata o non controllata perde efficienza esattamente come una caldaia trascurata, e con essa svanisce il vantaggio in bolletta. Il dettaglio degli obblighi parte dalla nostra sezione normativa, dove trovi le schede del DPR 74/2013 e del DM 37/2008.
È anche il motivo per cui, sul residenziale, proponiamo la gestione a canone: tarata la macchina al momento giusto e tenuta sotto controllo, la pompa di calore resta nella sua zona efficiente negli anni, non solo il primo inverno. La scelta della tecnologia è il primo passo; mantenerla in forma è quello che difende il risparmio nel tempo.