Per chi è Flow
In una clinica l'aria non è comfort, è parte della cura
In una sala operatoria, in un reparto, in un ambulatorio l'aria fa un lavoro clinico: tiene bassa la carica microbica, allontana i contaminanti, mantiene il microclima dove deve stare. Per chi dirige una struttura sanitaria non è un dettaglio impiantistico: è uno dei requisiti su cui si gioca l'autorizzazione, la sicurezza dei pazienti e la continuità delle sedute. Abbiamo descritto come arrivano pronti gli impianti a un accreditamento. I parametri di partenza sono quelli del DPR 37/1997 sui requisiti minimi delle strutture sanitarie, e in Lombardia le strutture accreditate hanno anche l'obbligo di manutenzione annuale documentata degli impianti di acqua calda e condizionamento, dal decreto regionale 1751/2009.
Lo trattiamo come tale. Niente interventi a chiamata con il conto che arriva dopo il guasto: un canone, tempi di intervento garantiti per contratto e un controllo continuo che agisce prima che il problema fermi una sala. Così la continuità è un impegno scritto, non una promessa.
01Sala operatoria
Quanta aria serve in una sala operatoria
In sala operatoria l'aria si rinnova molte volte all'ora per abbattere la carica microbica e proteggere il campo operatorio. Il DPR 14 gennaio 1997 chiede almeno 15 ricambi d'aria l'ora, di sola aria esterna senza ricircolo; per gli interventi che richiedono la massima protezione si adotta il flusso unidirezionale.
Conta anche come l'aria è trattata: filtrazione terminale ad alta efficienza in immissione, temperatura e umidità sotto controllo, e una direzione dell'aria che va sempre dalla zona più pulita a quella meno pulita. Sono i parametri che una verifica controlla, e che distinguono una sala a norma da una contestabile: abbiamo raccontato come funziona la ventilazione di una sala operatoria partendo da questi valori.
Temperatura e umidità non sono lasciate al comfort: la sala sta fra 20 e 24 gradi, con umidità relativa fra il 40 e il 60 per cento, tutto l'anno: sono i requisiti minimi del DPR 14 gennaio 1997. Troppo secca favorisce le cariche elettrostatiche, troppo umida porta condensa e crescita microbica.
Fonte: DPR 14 gennaio 1997 (requisiti minimi del gruppo operatorio), linee guida ISPESL 2009 (oggi INAIL), UNI 11425 per la progettazione.
02Le strategie dell'aria
Diluire, spingere, filtrare
Flusso turbolento
L'aria immessa si mescola con quella dell'ambiente e diluisce i contaminanti. È la soluzione più diffusa, dimensionata sui ricambi d'aria.
Flusso unidirezionale
Un fronte d'aria uniforme scende sulla zona da proteggere, senza turbolenze. Per gli interventi che chiedono la protezione più alta.
Filtrazione HEPA
Filtri terminali ad alta efficienza sull'aria immessa, l'ultima barriera prima della sala. La loro tenuta va verificata, non data per scontata.
Le pressioni completano il quadro: mantenere la sala in leggera sovrappressione rispetto agli ambienti vicini tiene fuori l'aria meno pulita. Gli ambienti di isolamento, al contrario, lavorano in depressione.
In una struttura sanitaria il rischio più grande non è il guasto, è non essere a norma
Aria, acqua e impianti hanno requisiti e scadenze precisi, e in caso di verifica fanno la differenza. Controlla quali valgono per la tua struttura.
03Reparti e ambulatori
Il microclima oltre la sala operatoria
La climatizzazione di una clinica non è solo il blocco operatorio. Degenze, ambulatori, sale d'attesa e laboratori chiedono aria pulita, temperatura stabile e silenzio: pesano sul comfort percepito da pazienti e personale e sulla qualità dell'aria interna. Dove il controllo della contaminazione si fa più stretto, dai reparti si passa a camere bianche e impianti per il farmaceutico.
Qui contano le unità di trattamento aria, la gestione dell'umidità e una manutenzione che tiene i filtri e le sezioni di trattamento al loro posto, non solo quando qualcosa si nota.
I riferimenti tecnici cambiano con l'ambiente: per il blocco operatorio la UNI 11425 definisce filtrazione, ricambi d'aria e cascata di pressioni della ventilazione a contaminazione controllata, mentre per i locali ad uso medico la sezione 710 della CEI 64-8 è lo stato dell'arte sull'alimentazione elettrica di sicurezza e continuità. Sono norme volontarie, e diventano vincolanti quando le richiama un capitolato o una norma sanitaria.
04Legionella
Il rischio che vive nell'acqua e nell'aria
Negli ambienti sanitari il controllo della legionella è un obbligo in capo alla struttura: servono la valutazione del rischio e un piano di controllo documentato. Il batterio prolifera nell'acqua tiepida e stagnante e raggiunge le persone con gli aerosol, dalle docce dei reparti alle torri evaporative. Dal 19 luglio 2025 il D.Lgs 102/2025 ha aggiunto i controlli di legionella e piombo nell'acqua sanitaria delle strutture prioritarie: abbiamo messo in fila quali controlli sull'acqua sanitaria chiede la norma alle strutture prioritarie.
Sul fronte impianti significa tenere sotto controllo le temperature dell'acqua calda sanitaria, la cui rete si progetta secondo la UNI 9182, eliminare i ristagni e mantenere accumuli, terminali e sezioni di umidificazione. Le linee guida nazionali indicano di conservare l'acqua calda in accumulo intorno ai 60 gradi. In caso di episodio conclamato, è la documentazione che viene chiesta per prima: qui mettiamo in chiaro cosa teniamo sotto controllo sugli impianti di una clinica.
Come funziona la prevenzione e quali controlli servono, nel dettaglio, lo abbiamo raccolto nella guida legionella e impianti.
Fonte: Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi (Accordo Stato-Regioni 7/5/2015), D.Lgs 18/2023.
05Continuità e monitoraggio
Un reparto critico non si ferma
Quando una sala si ferma, salta una seduta: interventi rinviati, pazienti da riprogrammare, lista d'attesa più lunga. La domanda giusta non è quanto è potente l'impianto, ma quanto regge se qualcosa va storto. Ridondanza sui circuiti critici e manutenzione programmata permettono di intervenire senza fermare il reparto; il controllo continuo di temperatura, umidità e pressioni segnala il problema prima che diventi un fermo. È qui che un canone con tempi garantiti si distingue dalla chiamata d'emergenza: il controllo è incluso, non un extra.
Operiamo a Milano e in Lombardia su cliniche, poliambulatori e studi, vicino a dove serve: sul tempo di intervento la prossimità conta.
Le norme che toccano i tuoi impianti le trovi nella normativa impianti per cliniche e poliambulatori.
Domande frequenti
Quanti ricambi d'aria servono in una sala operatoria?
Il DPR 14 gennaio 1997, che fissa i requisiti minimi delle strutture sanitarie, chiede per la sala operatoria 15 ricambi d'aria l'ora di aria esterna senza ricircolo e una filtrazione al 99,97 per cento. Per gli interventi a più alta protezione si aggiunge il flusso unidirezionale; il dimensionamento esatto lo fissa il progetto, sulla UNI 11425.
Come si previene la legionella negli impianti sanitari?
Con la valutazione del rischio, il controllo delle temperature dell'acqua (acqua calda in accumulo intorno ai 60 gradi), la lotta ai ristagni e la manutenzione di accumuli, terminali e sezioni di umidificazione. Lo richiedono le linee guida nazionali del 2015 e il D.Lgs 18/2023.
Che differenza c'è tra flusso turbolento e flusso unidirezionale?
Il flusso turbolento diluisce i contaminanti con molti ricambi d'aria; il flusso unidirezionale spinge un fronte d'aria uniforme sulla zona da proteggere, e si usa per gli interventi a più alta protezione.
Qual è la temperatura di una sala operatoria?
Fra 20 e 24 gradi, d'estate e d'inverno, con umidità relativa fra il 40 e il 60 per cento: sono i requisiti minimi che il DPR 14 gennaio 1997 fissa per la sala operatoria. Dentro questa forbice il progetto sceglie il valore in base al tipo di intervento.
Come si tratta l'aria in una sala operatoria?
L'aria della sala operatoria viene filtrata, immessa in quantità controllata e tenuta in sovrapressione rispetto agli ambienti vicini, così che il flusso vada sempre dalla zona pulita verso l'esterno. Si combinano filtrazione ad alta efficienza fino ai filtri assoluti, molti ricambi d'aria l'ora e, nelle sale a più alta protezione, il flusso unidirezionale sul campo operatorio. Sono criteri di buona tecnica (UNI 11425, linee guida ISPESL), da dimensionare in progetto e verificare con le prove di collaudo.
Cosa cambia tra climatizzare un reparto e una sala operatoria?
In un reparto contano comfort, qualità dell'aria e silenzio: la climatizzazione di un ospedale o di una clinica lavora soprattutto sul benessere di pazienti e personale. In sala operatoria l'obiettivo cambia: la ventilazione meccanica in sala operatoria serve a contenere la contaminazione, con filtrazione fino ai filtri assoluti, molti ricambi d'aria l'ora e la sala tenuta in sovrapressione rispetto agli ambienti vicini. Sono criteri di buona tecnica (UNI 11425, linee guida ISPESL oggi INAIL), da dimensionare in progetto.
Servite cliniche e ambulatori a Milano e in Lombardia?
Sì. Operiamo a Milano e in Lombardia su cliniche, poliambulatori e studi, a canone con tempi di intervento garantiti per contratto. In una struttura sanitaria la manutenzione non è solo continuità: è documentazione, perché i parametri dell'aria vanno dimostrati e non solo rispettati. Per questo lavoriamo con registrazioni tracciabili degli interventi e dei controlli, e ci coordiniamo con chi in struttura risponde della parte sanitaria. Sulle sale operatorie e sui locali a contaminazione controllata il perimetro lo definiamo prima, insieme.
Quanti gradi ci sono in una sala operatoria?
In sala operatoria la temperatura sta fra 20 e 24 gradi, con umidità relativa fra il 40 e il 60 per cento, tutto l'anno: sono i requisiti minimi del DPR 14 gennaio 1997 per il gruppo operatorio, ripresi dalle linee guida ISPESL del 2009 (oggi INAIL). La domanda che ci arriva in sopralluogo è secca: in sala operatoria quanti gradi ci sono? Dentro quella forbice il valore lo decidono il tipo di intervento e il progetto, e le stesse linee guida fanno eccezione per le procedure che richiedono ipotermia o ipertermia. Il trattamento dell'aria nelle sale operatorie non lavora sulla sola temperatura: contano insieme ricambi d'aria, filtrazione assoluta e gradiente di pressione verso i locali adiacenti.
Vi occupate degli impianti di gas medicali?
I gas medicali sono un impianto a sé, con verifiche e certificazioni che competono a chi ne ha titolo: non lo sostituiamo e non ne firmiamo i collaudi. Quello che presidiamo è il contorno impiantistico che li circonda: ventilazione e ricambi d'aria dei locali tecnici dove stanno centrali e riduttori, climatizzazione delle sale e dei reparti serviti, controllo delle temperature e continuità di servizio. Sui gas medicali lavoriamo quindi accanto a chi li certifica, non al posto suo.