Cosa ammette l'editoriale del CTI sui chatbot?
Ammette, testualmente, che un chatbot può "inventare riferimenti normativi che non esistono, citare leggi abrogate o cambiare una formula" (fonte: La Termotecnica, editoriale del CTI, luglio/agosto 2026, p. 55). È una frase che pesa perché non arriva da un critico esterno dell'intelligenza artificiale, ma dal comitato tecnico che scrive le norme di cui si parla: chi conosce il testo originale sa esattamente dove un chatbot può scivolare.
Tre modi di sbagliare, in una frase sola: inventare un riferimento che sembra vero ma non esiste, citare una legge che è stata abrogata come se fosse ancora in vigore, o alterare una formula tecnica senza che nulla, nella risposta, segnali l'errore.
Perché un chatbot sbaglia proprio sulle norme tecniche?
Perché un chatbot genera la continuazione di testo più plausibile, non esegue una ricerca verificata in un catalogo normativo. Un numero di articolo inventato ha esattamente la stessa forma grammaticale di uno vero, e una formula alterata può leggersi in modo del tutto naturale a chi non la confronta con il testo originale. Il rischio non è che il chatbot sbagli in modo evidente: è che sbagli in un modo che, a un primo sguardo, sembra corretto.
Un chatbot non ha nulla da perdere se una formula è sbagliata. Noi sì, e per questo la controlliamo prima di scriverla.
Cosa dicono le linee guida ISO sull'IA nella normazione?
L'ISO ha già pubblicato linee guida sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nei lavori di normazione, segno che il tema non è lasciato al buon senso del singolo ma affrontato in modo strutturato dagli stessi organismi che scrivono le norme (fonte: La Termotecnica, editoriale CTI, luglio/agosto 2026, p. 55). Il dettaglio puntuale di quel documento - cosa prevede, a chi si rivolge - va verificato alla fonte ISO: qui riportiamo che la questione è già presidiata a livello di processo, non ignorata.
Per chi lavora con le norme tecniche ogni giorno, questo è un segnale utile: anche gli organismi di normazione riconoscono il problema e stanno mettendo delle regole attorno al suo uso, invece di lasciarlo alla buona fede di chi lo utilizza.
Come verifichiamo le norme che citiamo?
Prima di citare una norma in un articolo, verifichiamo il riferimento esatto, lo stato - in vigore, in arrivo, abrogata - e cosa dice davvero il testo, confrontandoli con la fonte ufficiale o con il nostro catalogo normativo verificato. Se non troviamo un riscontro affidabile, lo scriviamo in chiaro invece di lasciar intendere che sia verificato: una nota "da verificare" è più onesta di un numero di articolo messo lì perché suonava plausibile.
Non è un dettaglio editoriale, è il motivo per cui teniamo un processo di revisione dichiarato, con un Responsabile Tecnico abilitato che valida i contenuti: la stessa disciplina che l'editoriale del CTI chiede a chi usa un chatbot, la applichiamo a noi stessi prima ancora di scrivere.