Quanti ricambi d'aria servono in una clinica veterinaria?
Dipende dalla zona. Le portate d'aria di progetto per ambiente si dimensionano sulla UNI 10339 e sulla UNI EN 16798-3:2025, che ha sostituito la UNI EN 13779. A titolo indicativo si passa da circa 6-8 volumi d'aria l'ora in una sala visita a 15-20 in chirurgia, con degenza, isolamento e stabulazione intorno a 10-15 volumi l'ora. Risultati indicativi: il numero esatto nasce dal carico reale della zona, non dalla scheda tecnica.
| Zona | Ricambi aria/ora | Pressione relativa | Perché |
|---|---|---|---|
| Sala visita | 6-8 | Neutra o leggermente negativa | Odori, peli e turnover di animali diversi |
| Degenza / ricovero | 10-15 | Negativa | Carica biologica e odori da contenere |
| Isolamento infettivi | 12-15 | Negativa (min. 2,5 Pa) | Contenere i patogeni, estrazione dedicata |
| Chirurgia | 15-20 | Positiva | Proteggere il campo sterile con aria pulita |
| Stabulazione | 10-20 | Negativa | Odori forti, ammoniaca e calore degli animali |
Sotto questi numeri c'è una logica semplice: più animali, più calore e più odori concentrati in un ambiente, più aria serve per diluirli e portarli via. Per i locali che ospitano animali, in assenza di uno standard italiano dedicato al veterinario, il riferimento internazionale resta la guida ILAR (Guide for the Care and Use of Laboratory Animals), che indica 10-15 ricambi d'aria fresca l'ora. Negli ambienti di degenza che gestiamo, è lì che si decide se una clinica "sa di clinica" oppure no.
Perché le pressioni relative contano più dei ricambi?
Perché i volumi diluiscono, ma è la pressione che decide dove va l'aria. Tenere una zona in depressione rispetto ai corridoi fa entrare l'aria e non uscire: odori e contaminanti restano dentro e vengono estratti, invece di diffondersi nel resto della clinica. La chirurgia fa il contrario: sovrappressione, così l'aria pulita esce verso l'esterno e protegge il campo sterile.
Il principio è la cascata di pressioni. Le zone sporche - isolamento infettivi, degenza, stabulazione, locale necroscopie - stanno in depressione; le zone pulite - chirurgia e preparazione sterile - in sovrappressione; i corridoi fanno da cuscinetto neutro. Per l'isolamento dei casi contagiosi lo standard sanitario ASHRAE 170 indica una pressione negativa di almeno 2,5 Pa e almeno 12 ricambi l'ora, con estrazione dedicata (ASHRAE, Standard 170, 2021). È il modo per non far viaggiare un patogeno da un box malato a una sala d'attesa piena.
Come si tiene sotto controllo l'odore, zona per zona?
L'odore si cattura alla sorgente, non si insegue nel corridoio. In pratica: estrazione dedicata sopra i punti che pesano di più (box degenza, toelettatura, lavaggio, ricovero gatti), aria che si muove sempre dal pulito verso lo sporco, e nessun ricircolo dell'aria delle zone contaminate verso il resto della clinica. Diluire e basta non basta: serve togliere l'aria cattiva dove nasce.
Nelle zone a forte carico - stabulazione, degenza collettiva, locale per procedure sporche - l'aria estratta va espulsa all'esterno, non rimessa in circolo. Dove serve un abbattimento in più, si aggiunge una filtrazione a carboni attivi sul flusso di estrazione. La UNI EN 16798-3:2025 fissa i criteri di rinnovo e filtrazione per gli edifici non residenziali, ma il cuore del lavoro è progettare i percorsi dell'aria, non solo scegliere le macchine. È lo stesso principio che vale per la qualità dell'aria indoor in ogni edificio.
Filtrazione, ricircolo o tutt'aria esterna?
Dipende dalla zona e dal contaminante. Nelle aree pulite e a bassa carica si può ricircolare aria filtrata per contenere i consumi; nelle zone contaminate o infettive si lavora in tutt'aria esterna, senza rimettere in circolo nulla. La filtrazione si sceglie per classe: filtri più fini dove l'aria immessa deve essere pulita, come in chirurgia; estrazione filtrata dove l'aria esce carica di odori.
Il tutt'aria esterna costa in energia, perché ogni metro cubo va riscaldato o raffrescato da capo: per questo si recupera calore tra l'aria estratta e quella immessa dove le zone lo consentono, senza mai far toccare i due flussi nelle aree a rischio. È il compromesso tra igiene e bolletta che dimensioniamo caso per caso. La pulizia periodica del sistema è un capitolo a parte, che abbiamo raccontato nell'approfondimento sulla sanificazione degli impianti HVAC.
Come si gestiscono i contaminanti biologici e la pulizia dei condotti?
Con contenimento e igiene documentata. I casi contagiosi si isolano in una stanza in depressione con estrazione dedicata; i condotti si tengono puliti e ispezionabili, perché un canale sporco diventa esso stesso una sorgente. La UNI EN 15780 definisce i livelli di pulizia dei sistemi di ventilazione e come dimostrarli, ed è il riferimento tecnico su cui costruiamo il piano di pulizia dei canali.
Per la chirurgia, il modello a cui guardare è la ventilazione a contaminazione controllata descritta dalla UNI 11425 per il blocco operatorio umano: filtrazione fine, ricambi elevati e sovrappressione. In ambito veterinario la si adatta in scala, ma la logica di fondo non cambia: aria pulita che protegge il campo, contaminanti contenuti ed estratti dove nascono. Se un termine non ti è familiare, lo trovi nel glossario.
Chi mantiene tutto questo nel tempo?
Un impianto così vive o muore sulla manutenzione: le pressioni si mantengono solo se i filtri sono puliti, i ventilatori tarati e le griglie di estrazione libere. Noi gestiamo l'aria delle cliniche veterinarie a canone: controlli programmati, verifica delle pressioni relative, pulizia dei condotti e intervento in caso di guasto con tempi concordati, a spesa annua nota in anticipo.
Perché il problema non è progettare bene una volta, ma tenere quella qualità dell'aria costante mentre la clinica lavora. È quello di cui ci occupiamo con la ventilazione e climatizzazione per le cliniche veterinarie e, più in generale, con la manutenzione a canone: un solo interlocutore per l'impianto, e un budget prevedibile. Se vuoi mettere un valore sul rischio di un fermo, puoi stimare il costo di un fermo impianto.