Da quando si può accendere il riscaldamento?
La data di accensione dipende dalla zona climatica in cui ricade il comune, non dalla temperatura percepita. L'Italia è divisa in sei zone climatiche, dalla A alla F, in base ai gradi giorno del territorio, e a ciascuna il DPR 74/2013 assegna un periodo di accensione e un numero massimo di ore al giorno (DPR 74/2013, art. 4). Più il clima è rigido, più lunga è la stagione consentita.
Milano e la maggior parte dei comuni della Lombardia ricadono in zona E: la stagione parte il 15 ottobre e finisce il 15 aprile. Le zone più fredde, come i comuni di montagna in zona F, non hanno limiti di durata. È il primo dato da fissare: prima ancora di controllare la caldaia, conviene sapere in quale zona sei, perché è quella a dettare il calendario. Il riferimento canonico è la scheda del DPR 74/2013 nella nostra sezione normativa.
Zone climatiche A-F: la tabella di date e ore
Ogni zona ha un periodo di accensione e un tetto di ore giornaliere fissati dall'articolo 4 del DPR 74/2013. Le ore non sono continuative: vanno collocate tra le 5 e le 23, e restano limiti massimi, non minimi. Nulla vieta di tenere l'impianto acceso meno del consentito. Ecco il quadro completo.
| Zona | Periodo consentito | Ore massime al giorno |
|---|---|---|
| A | 1 dicembre - 15 marzo | 6 ore |
| B | 1 dicembre - 31 marzo | 8 ore |
| C | 15 novembre - 31 marzo | 10 ore |
| D | 1 novembre - 15 aprile | 12 ore |
| E (Milano) | 15 ottobre - 15 aprile | 14 ore |
| F | nessuna limitazione di periodo | nessun limite di durata |
A quanti gradi si può tenere il riscaldamento?
La temperatura media dell'aria negli ambienti riscaldati non deve superare 20 gradi, con 2 gradi di tolleranza, per abitazioni, uffici, negozi e simili; per gli edifici industriali e artigianali il limite scende a 18 gradi più 2 di tolleranza (DPR 74/2013, art. 3). È una media ponderata dei locali riscaldati, non un valore da rispettare stanza per stanza.
La distinzione conta per chi gestisce spazi misti: un capannone con annessi uffici ha due soglie diverse nello stesso immobile. Il valore si misura come media, quindi una sala molto calda si compensa con ambienti più freddi. Alzare la caldaia oltre il limite non scalda di più a parità di comfort: aumenta solo il consumo e sposta il termostato in zona di contestazione.
Freddo in anticipo: si può derogare?
Sì, ma entro limiti precisi. Fuori dalla zona F, gli impianti possono funzionare in deroga rispetto ai periodi previsti solo in presenza di condizioni climatiche che lo giustifichino, e comunque con una durata giornaliera ridotta rispetto al massimo (DPR 74/2013, art. 4). La deroga non è automatica: la dispone il sindaco con un'ordinanza, che può anticipare l'accensione o allargare gli orari quando arriva un'ondata di freddo fuori stagione.
Per questo, in autunno, conviene tenere d'occhio le comunicazioni del proprio comune: le date della tabella sono la regola di base, l'ordinanza è l'eccezione motivata. Chi gestisce impianti centralizzati, in particolare, deve poter reagire in fretta a un provvedimento, e qui torna utile un partner che segua l'impianto tutto l'anno. Se il tema è più ampio, la nostra sezione normativa raccoglie le norme che riguardano gli impianti termici.
Valgono anche per pompe di calore e teleriscaldamento?
Sì. I limiti di periodo, ore e temperatura del DPR 74/2013 valgono per gli impianti termici di climatizzazione invernale, a prescindere dalla tecnologia: caldaia a gas, pompa di calore o allaccio al teleriscaldamento seguono lo stesso calendario di zona. Cambia il regime dei controlli di efficienza energetica, non il limite di esercizio stagionale.
Nella pratica quotidiana la differenza la fa la contabilizzazione: dove il calore è misurato per unità, ogni famiglia paga in base a quanto consuma, e i limiti di legge diventano anche una leva di spesa. Se abiti in un condominio con impianto centralizzato, il tema si intreccia con l'obbligo di contabilizzazione del calore, che abbiamo trattato a parte.
Cosa controllare prima di riaccendere l'impianto?
Prima del primo avvio stagionale conviene una verifica: spurgo dell'aria dai radiatori, controllo della pressione dell'acqua in caldaia, prova di accensione e verifica dei fumi. È il momento in cui emergono i guasti rimasti nascosti per mesi, e ripararli a impianto freddo costa meno che a stagione avviata. Un controllo pre-stagione riduce il rischio di trovarsi senza calore nella prima settimana di freddo.
Per le caldaie a gas la stagione è anche l'occasione per mettersi in regola con la manutenzione e il controllo dei fumi della caldaia: il controllo di efficienza energetica ha frequenze diverse per potenza e combustibile, e la sua cadenza la fissa lo stesso DPR 74/2013. Gli adempimenti specifici, con il bollino, li abbiamo raccolti nella guida su bollino blu e revisione della caldaia.
Chi tiene sotto controllo periodi, ore e manutenzione?
Per una casa singola bastano attenzione e un buon promemoria. Per un condominio o un immobile a reddito, rispettare periodi, orari e temperature, reagire a un'ordinanza e tenere in regola i controlli diventa un lavoro continuo, non un adempimento di ottobre. È qui che la gestione affidata a un partner cambia il conto a fine anno: meno fermi, meno corse dell'ultimo minuto, spesa nota in anticipo.
Noi seguiamo gli impianti termici a canone: controllo pre-stagione, manutenzione programmata e interventi in caso di guasto con tempi concordati, budget definito per l'anno. A Milano e in Lombardia, dove la zona E porta una stagione lunga sei mesi, è il modo per arrivare all'accensione già pronti. Per le caldaie domestiche il punto di partenza è la gestione della caldaia con controllo dei fumi.