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Comfort termico in open space: come gestire le lamentele caldo/freddo?

Se gestisci un open space, la segnalazione ricorrente la conosci: qualcuno ha sempre caldo, qualcuno sempre freddo, spesso alla stessa ora. Vediamo perché succede, quali sono le cause tecniche e quali leve impiantistiche riducono davvero le lamentele, con le fonti in chiaro.

Perché in un open space c'è sempre chi ha caldo e chi ha freddo?

Perché lo stesso ambiente non è "caldo" o "freddo" in assoluto: lo è per una persona. La sensazione termica dipende da metabolismo, abbigliamento e attività, che cambiano da collega a collega. Il modello PMV/PPD della UNI EN ISO 7730 lo traduce in numeri: anche alla temperatura ideale resta circa il 5% di persone insoddisfatte, una soglia che la norma considera fisiologica e non abbattibile.

Il PMV (voto medio previsto) stima come giudicherebbe l'ambiente una persona media, da molto freddo a molto caldo; il PPD (percentuale prevista di insoddisfatti) traduce quel voto nella quota di persone a disagio. Quando gestiamo il comfort di uffici e immobili a reddito, partiamo da qui: l'obiettivo non è accontentare tutti, è tenere gli insoddisfatti vicino a quel minimo.

Insoddisfatti previsti (PPD) per categoria di comfort Categoria A ≤ 6% Categoria B ≤ 10% Categoria C ≤ 15% minimo ~5%
Percentuale prevista di insoddisfatti per le categorie di comfort; la categoria B è il riferimento tipico per gli uffici. Fonte: UNI EN ISO 7730.

Qual è la temperatura giusta per un ufficio, e perché non basta?

Per un lavoro sedentario, la UNI EN ISO 7730 indica come riferimento di buona tecnica una temperatura operativa attorno a 20-24 gradi in inverno e 23-26 gradi in estate (categoria B). Non è un obbligo di legge, è un criterio di comfort: il valore che funziona davvero cambia con l'abbigliamento della stagione, l'umidità e la velocità dell'aria, che vanno letti insieme al termometro.

Temperatura operativa di riferimento in ufficio (cat. B) Inverno 20-24 °C Estate 23-26 °C 18 20 22 24 26 28 temperatura operativa (°C)
Intervalli di riferimento per lavoro sedentario, categoria B. Fonte: UNI EN ISO 7730. Non è un obbligo di legge ma un criterio di comfort.

Ecco perché un solo termostato centrale non chiude la questione. Due postazioni distanti pochi metri possono vivere gradi percepiti diversi per via del sole, di uno spiffero o di una bocchetta mal orientata. Chi ha una scrivania vicino alla vetrata sente l'asimmetria del calore radiante; chi siede sotto un diffusore sente la corrente. La media dice "22 gradi", la persona dice altro.

Quali sono le cause tecniche delle lamentele caldo/freddo?

Le lamentele hanno quasi sempre una causa fisica, non un capriccio. La UNI EN ISO 7730 elenca fra le fonti principali di disagio locale la sensazione di corrente d'aria (draught), la differenza di temperatura tra testa e caviglie, l'asimmetria del calore radiante e i pavimenti troppo caldi o freddi. In un open space questi fattori convivono nello stesso spazio, e ognuno colpisce postazioni diverse.

A monte del disagio locale ci sono cause di impianto ricorrenti: una zonizzazione insufficiente, che serve con un unico termostato ambienti con carichi diversi; esposizioni non separate, con il lato a sud che scalda il pomeriggio mentre il nucleo interno resta freddo; carichi interni concentrati, come una fila di server o una zona molto affollata; una diffusione dell'aria che soffia sulle teste; e una taratura di setpoint e portate ferma al collaudo, che nel frattempo l'ufficio ha cambiato layout.

C'è poi la parte percepita, e non è un dettaglio. Ambienti termici accettabili per la sicurezza possono comunque generare disagio e ridurre il rendimento delle persone (INAIL, comfort termico). Aggiungi le differenze individuali del modello PMV/PPD e capisci perché la stessa stanza produce due segnalazioni opposte nello stesso momento.

Quali leve impiantistiche riducono le lamentele?

Le leve seguono le cause. Si lavora sulla zonizzazione, così ogni area con carico proprio ha la sua regolazione; sulla diffusione dell'aria, per togliere le correnti dalle postazioni; sul bilanciamento delle portate e sulla taratura dei setpoint; sulla ventilazione meccanica e sul controllo dell'umidità, che pesa sul comfort quanto i gradi. Spesso non serve una macchina nuova: serve regolare bene quella che c'è.

Dalla lamentela ricorrente alla leva impiantistica. Riferimenti: criteri di comfort locale UNI EN ISO 7730 e buona tecnica impiantistica.
Lamentela ricorrenteCausa probabileLeva impiantistica
"Ho freddo vicino alla vetrata"Asimmetria radiante e spifferi dalla facciataZona di regolazione dedicata al perimetro, diffusione non diretta sulle postazioni
"Il pomeriggio fa caldo sul lato sud"Carico solare ed esposizione non separataZonizzazione per esposizione, regolazione per zona, schermature
"C'è una corrente d'aria fastidiosa"Velocità dell'aria alta o mal orientata (draught)Bilanciamento portate, diffusione a bassa induzione, taratura mandata
"L'aria è secca o pesante"Umidità relativa fuori intervalloControllo umidità e ventilazione meccanica con recupero
"Vicino ai server fa caldo"Carico interno concentratoZona dedicata e ripresa dell'aria localizzata
"Gelido al mattino, bollente a metà giornata"Setpoint e curve mal tarati, inerziaTaratura dei setpoint, regolazione oraria, monitoraggio

Due leve meritano una nota. La regolazione per zona rende al meglio quando l'impianto sa leggere e reagire ai carichi reali: è il tema che tocchiamo nell'approfondimento su VMC, building automation e regolazione nel terziario. L'umidità e il ricambio d'aria, invece, pesano sul comfort percepito e sulla salubrità: li trattiamo in qualità dell'aria indoor e VMC. Il modello di comfort resta la cornice: lo trovi nella scheda della UNI EN ISO 7730, e i termini nel glossario. Comfort e rischio però restano due piani diversi: il fastidio si valuta col modello di comfort, quando il caldo diventa un rischio si misura con l'indice WBGT. Abbiamo raccolto in un pezzo a parte cosa può fare l'impianto quando il caldo diventa un rischio, e chi firma la valutazione.

Come riduciamo le lamentele nel tempo: misura, taratura, gestione?

Il comfort non è un traguardo di collaudo, è una condizione da mantenere. Un ufficio cambia: spostano scrivanie, aggiungono persone, arriva l'estate. Se la regolazione resta ferma, le lamentele tornano. Per questo trattiamo il comfort come manutenzione continua: misura periodica, bilanciamento, taratura dei setpoint e lettura del dato, non un intervento una tantum quando qualcuno protesta.

Lavoriamo a canone: teniamo allineati setpoint e portate nel tempo con la manutenzione a canone, e leggiamo temperatura, umidità e stato degli impianti con il monitoraggio degli impianti, così una deriva si vede prima che diventi una segnalazione. Per chi gestisce più immobili a reddito, è il modo per avere comfort stabile e spesa annua nota in anticipo. Aggiornata 2026, con i riferimenti in chiaro.

Domande frequenti

Perché in un open space c'è sempre chi ha caldo e chi ha freddo?

Perché il comfort termico dipende da metabolismo, abbigliamento e posizione, e questi variano da persona a persona. Il modello PMV/PPD della UNI EN ISO 7730 lo mette in numeri: anche a temperatura ottimale resta circa il 5% di insoddisfatti, e in un open space le esposizioni e le correnti diverse ampliano quello scarto. Una taratura fine riduce le lamentele, non le azzera.

Qual è la temperatura giusta per un ufficio?

Per un lavoro sedentario, la UNI EN ISO 7730 indica come riferimento di buona tecnica una temperatura operativa attorno a 20-24 gradi in inverno e 23-26 gradi in estate (categoria B). Non è un obbligo di legge ma un criterio di comfort: il valore migliore dipende da abbigliamento, umidità e velocità dell'aria, che vanno letti insieme.

Si possono eliminare del tutto le lamentele caldo/freddo?

No, e la norma lo dice. Alla neutralità termica il modello PMV/PPD della UNI EN ISO 7730 prevede comunque circa il 5% di insoddisfatti: un residuo fisiologico. L'obiettivo realistico non è azzerare le lamentele, ma riportarle sotto quella soglia con zonizzazione, bilanciamento delle portate e taratura, così le poche restano davvero poche.

Le correnti d'aria fastidiose in ufficio come si risolvono?

La sensazione di corrente (draught) è una delle cause principali di disagio locale nella UNI EN ISO 7730 e nasce da velocità dell'aria troppo alta o mal distribuita ai diffusori. Si riduce bilanciando le portate, orientando la diffusione lontano dalle postazioni e tarando la mandata: interventi di regolazione, non necessariamente un nuovo impianto.

Cosa può fare la manutenzione a canone per il comfort di un ufficio?

La gran parte delle lamentele caldo/freddo si chiude con taratura e bilanciamento, non con nuove macchine. Con la gestione a canone teniamo i setpoint e le portate allineati nel tempo, leggiamo il dato con il monitoraggio e interveniamo prima che il disagio diventi una segnalazione. Il comfort non è un evento di collaudo: è una manutenzione che continua.

Chi ha scritto e validato questo articolo

Nicola Davanzo

Autore

Nicola Davanzo

Fondatore di Flow Impianti. Scrive con uno sguardo gestionale: cosa cambia, per chi decide un edificio, sul comfort delle persone e sul conto a fine anno.

Validazione tecnica indipendente

Responsabile Tecnico abilitato (DM 37/08)

I contenuti tecnici sono validati dal Responsabile Tecnico abilitato ai sensi del DM 37/08.

Fonti

  1. UNI - Ente Italiano di Normazione, UNI EN ISO 7730 - Ergonomia degli ambienti termici: determinazione degli indici PMV e PPD e dei criteri di benessere termico, consultato 2026-12-22, store.uni.com
  2. INAIL, Comfort termico, consultato 2026-12-22, inail.it
  3. Flow Impianti, Sezione normativa: UNI EN ISO 7730, flowimpianti.it/risorse/normativa

Contenuto informativo a cura di Flow Impianti Srl. Non costituisce consulenza tecnica o di progetto. La UNI EN ISO 7730 è una norma tecnica di riferimento, non un obbligo di legge; i valori di temperatura e comfort citati sono indicativi e vanno verificati sul singolo edificio, tenendo conto di abbigliamento, umidità e velocità dell'aria.

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