Che cosa deve garantire l'impianto in un laboratorio o clean-room?
Deve garantire tre cose insieme, e nessuna vale da sola: contenimento, pressioni e qualità dell'aria. Il contenimento decide la direzione dei flussi e il livello di filtrazione; la cascata di pressioni tiene separate le zone; la qualità dell'aria si misura sul particolato. Sono le tre gambe su cui poggia ogni ambiente a contaminazione controllata, dal reparto sterile al laboratorio di microbiologia.
Il confine, per noi, è chiaro fin dall'inizio. La Annex 1 delle GMP europee e il Titolo X del D.Lgs 81/2008 fissano gli obblighi; le norme tecniche danno classi e metodi. Noi lavoriamo sull'impianto: unità di trattamento aria, filtrazione, regolazione delle pressioni, monitoraggio. La qualifica formale degli ambienti e la valutazione del rischio spettano al reparto qualità e alle figure della prevenzione, non all'impresa impiantistica. È lo stesso principio con cui affrontiamo il settore laboratori e farmaceutico.
Come si contiene il rischio biologico in un laboratorio?
Il Titolo X del D.Lgs 81/2008 classifica gli agenti biologici in quattro gruppi di rischio e associa a ciascuno le misure di contenimento. Dal livello BSL-3 sono richieste la pressione negativa dell'ambiente, la filtrazione assoluta dell'aria con filtri HEPA e ricambi d'aria elevati: tre requisiti che ricadono per intero sull'impianto aeraulico. È qui che il nostro lavoro incontra un obbligo di legge.
La valutazione del rischio biologico, però, non è un compito nostro: la fa il datore di lavoro con il medico competente e il servizio di prevenzione. Sul versante del sistema di gestione, la ISO 35001 descrive un modello di gestione del rischio biologico per i laboratori, contenimento e ventilazione inclusi. È una norma volontaria, non recepita da UNI, e si affianca agli obblighi del Testo Unico sulla sicurezza: un riferimento di buona tecnica, non un adempimento.
Chi gestisce cappe e cabine di sicurezza?
Sono due mondi da non confondere. Le cabine di sicurezza biologica proteggono l'operatore e l'ambiente dagli agenti biologici, e rientrano nelle misure di contenimento del Titolo X del D.Lgs 81/2008. Le cappe chimiche, invece, proteggono chi lavora dai vapori e dagli agenti chimici tramite l'estrazione localizzata dell'aria: il loro riferimento tecnico è la serie UNI EN 14175, che ne fissa requisiti e metodi di prova.
La UNI EN 14175 è una norma volontaria, ma diventa vincolante quando un contratto o una norma sulla sicurezza la richiama, ed è il riferimento con cui si scelgono, si installano e si verificano le cappe. Sul nostro lato la partita è l'aria estratta: portate, tenuta dei canali, punti di scarico, equilibrio con la mandata dell'ambiente. Una cappa che aspira bene ma sballa il bilancio dell'aria del laboratorio sposta il problema di una stanza, non lo risolve. È la parte che seguiamo con il monitoraggio degli impianti.
Come si classifica una clean-room farmaceutica?
Le camere bianche si classificano in base alla concentrazione di particolato nell'aria: la serie UNI EN ISO 14644 definisce le classi ISO da 1 a 9. È il riferimento tecnico che le GMP europee richiamano per qualificare gli ambienti a contaminazione controllata, in ambito farmaceutico e sanitario. La classe non la decidiamo noi: discende dal processo produttivo e la fissa chi progetta il reparto.
La Annex 1 delle GMP europee è la parte cogente, e sull'impianto è esigente. Nelle zone di Grado A richiede il monitoraggio continuo di temperatura, umidità e particolato, con classificazione secondo la ISO 14644; una non conformità ambientale può arrivare a fermare la produzione. Qui il nostro compito è concreto e verificabile: tenere stabili quei parametri, strumentare la misura e conservarne lo storico, così la qualifica periodica trova un impianto che regge i numeri richiesti.
Come si qualifica un laboratorio?
L'accreditamento è un percorso del laboratorio e dell'ente di accreditamento, non dell'impresa impiantistica. La UNI CEI EN ISO/IEC 17025 vale per i laboratori di prova e taratura, la UNI EN ISO 15189 per i laboratori medici accreditati da Accredia. Entrambe considerano le condizioni ambientali fra i fattori che possono influenzare i risultati delle analisi.
Ed è esattamente qui che entriamo noi. "Condizioni ambientali" vuol dire temperatura, umidità e ricambi tenuti dentro le tolleranze che il metodo richiede, e soprattutto dimostrabili con un dato tracciato, non con una rassicurazione. Un laboratorio in accreditamento deve poter mostrare che l'ambiente era stabile quando ha misurato: noi teniamo stabile l'impianto e ne registriamo l'andamento, così quel pezzo di evidenza c'è già quando serve.
La forma con cui tutto questo regge negli anni è la manutenzione a canone: interventi programmati, tempi certi in caso di guasto e uno storico dei parametri sempre disponibile. Su un ambiente dove il fermo di una macchina di trattamento aria può bloccare una lavorazione, la reattività "a chiamata" non basta: serve un presidio continuo, con la spesa annua nota in anticipo.
Le norme che inquadrano laboratori e clean-room
Il quadro tiene insieme due piani. Da un lato gli obblighi di legge - la Annex 1 delle GMP per i prodotti sterili, il Titolo X del D.Lgs 81/2008 per il rischio biologico. Dall'altro le norme tecniche volontarie, che danno classi, metodi e sistemi di gestione: sono buona tecnica, non adempimenti, e diventano cogenti solo quando un contratto, un'autorità o una norma superiore le richiamano. Ecco le schede, con il riferimento esatto e cosa copre ciascuna.
EU GMP Annex 1
Fabbricazione dei prodotti sterili: controllo ambientale delle clean room e monitoraggio continuo in Grado A.
Apri la scheda → ObbligoD.Lgs 81/2008, Titolo X
Agenti biologici e livelli di contenimento (BSL): pressione negativa, filtri HEPA e ricambi dal BSL-3.
Apri la scheda → Buona tecnicaUNI EN ISO 14644
Classificazione delle camere bianche per particolato: le classi ISO da 1 a 9.
Apri la scheda → Buona tecnicaISO 35001
Sistema di gestione del rischio biologico per i laboratori, contenimento e ventilazione inclusi.
Apri la scheda → Buona tecnicaUNI EN 14175
Cappe chimiche da laboratorio: requisiti e metodi di prova per l'estrazione localizzata dell'aria.
Apri la scheda → Buona tecnicaUNI CEI EN ISO/IEC 17025
Competenza dei laboratori di prova e taratura, condizioni ambientali comprese.
Apri la scheda → Buona tecnicaUNI EN ISO 15189
Qualità e competenza dei laboratori medici: lo standard usato da Accredia per l'accreditamento.
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