Quanti ricambi d'aria servono in una sala operatoria veterinaria?
Non esiste, in Italia, una norma cogente specifica per la sala operatoria veterinaria come quella che regola le sale ospedaliere umane. In assenza di un riferimento dedicato, la buona tecnica applica per analogia i principi delle sale a contaminazione controllata: il riferimento tecnico è la UNI 11425, che per le sale operatorie umane indica ricambi d'aria elevati, dell'ordine dei 15 volumi/ora o più, tutti con aria esterna filtrata.
Il numero non è un totem: va dimensionato sul singolo locale. Le dimensioni della sala, il numero di persone, la potenza delle lampade e il tipo di intervento cambiano il carico da smaltire, e quindi la portata d'aria che serve davvero. Un progetto seri parte dal locale e arriva al numero, non il contrario. Se un termine non ti è chiaro, lo trovi nel glossario; i principi della sala operatoria umana, da cui questi derivano, li raccontiamo in microclima e ventilazione in sala operatoria.
Perché la sala va in sovrapressione, e con quale filtrazione?
La direzione dell'aria conta quanto la quantità. La sala operatoria si tiene in sovrapressione rispetto ai locali adiacenti - corridoi, preparazione, lavaggio - così che, ogni volta che si apre una porta, l'aria esca dalla sala invece di entrare. È il modo di impedire che la contaminazione dei locali vicini raggiunga il campo operatorio, e vale nella sala veterinaria esattamente come in quella umana.
L'aria immessa passa da una filtrazione a più stadi, fino ai filtri assoluti (HEPA), che trattengono le particelle su cui viaggia la carica microbica. Il livello di filtrazione si sceglie in base al tipo di chirurgia: più è invasiva, più la qualità dell'aria pesa sul rischio infettivo. Dove il tema è invece il controllo degli odori e la separazione delle aree, ne parliamo in ventilazione e controllo odori in clinica veterinaria.
Che temperatura e umidità tenere in sala?
Come riferimento di buona tecnica, la temperatura in sala si mantiene di solito tra circa 20 e 24 gradi e l'umidità relativa tra il 40 e il 60 per cento. Sono valori che tengono insieme tre esigenze: il comfort dell'équipe, il contenimento della carica microbica e il controllo delle cariche elettrostatiche. Il campo va scelto sul tipo di intervento, non copiato da una tabella.
Nella chirurgia veterinaria c'è un fattore in più: la termoregolazione del paziente animale, che sotto anestesia tende a perdere calore e che può richiedere aggiustamenti mirati del microclima o sistemi dedicati di riscaldamento del paziente. L'impianto deve poter reggere queste esigenze senza far uscire la sala dai suoi parametri, ed è un punto che si decide in progetto, non a intervento iniziato.
Chi gestisce l'impianto che tiene questi parametri?
I parametri della sala stanno in piedi solo se l'impianto che li produce è tenuto in efficienza: portate corrette, filtri sostituiti alla scadenza, sovrapressione verificata, recupero rapido dopo l'apertura delle porte. È un lavoro continuo, non una messa a punto una tantum: un filtro intasato o un ventilatore che cala fanno scivolare la sala fuori dai parametri senza che nessuno se ne accorga finché non lo si misura.
È la parte che presidiamo: la gestione a canone dell'impianto aeraulico di una struttura veterinaria, con manutenzione programmata, controllo dei filtri e delle pressioni e interventi con tempi concordati. Il quadro completo dei requisiti impianti, area per area, lo trovi in checklist impianti per una struttura veterinaria. La classificazione e i collaudi restano ai professionisti abilitati; l'impianto che tiene i valori giorno per giorno è nostro mestiere.