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Monitoraggio della temperatura in sala server: sensori, soglie e allarmi

Se gestisci una sala server o un data center, la temperatura non si controlla con un termostato a parete. Vediamo dove mettere i sensori, quante sonde servono, quali soglie di allerta e di allarme impostare e cosa fare quando scattano, con le fonti in chiaro.

Perché non basta il termostato ambiente?

La temperatura media di una sala server non dice quasi nulla: quello che conta è l'aria che entra nei server, all'aspirazione dei rack. Tra pavimento e soffitto la differenza può arrivare a 5-10°C (ASHRAE TC9.9). Un termostato a parete legge una media che nasconde gli hot spot, cioè proprio i punti dove nasce il guasto.

Misurare bene serve a una cosa sola: prevenire il fermo. Il raffreddamento è la seconda causa di interruzioni di servizio nei data center, dietro solo all'alimentazione: pesa per il 19% degli incidenti rilevanti, e alimentazione e raffreddamento insieme spiegano dal 64% al 73% dei fermi (Uptime Institute, Annual Outage Analysis 2025). Un guasto termico raramente arriva di colpo: prima c'è una deriva che un buon monitoraggio vede.

Nelle sale che seguiamo, il primo intervento è quasi sempre spostare la misura dal muro all'aspirazione dei rack. È lì che il dato diventa utile a decidere, e non un numero rassicurante che non rappresenta niente. Se ti serve il quadro di come funziona il condizionamento a monte, parte da qui la nostra guida al raffreddamento del data center.

Dove si mettono i sensori in una sala server?

I sensori si mettono all'aspirazione dei rack, sul corridoio freddo, non sulla ripresa o a soffitto. ASHRAE TC9.9 indica come punto di controllo l'ingresso aria dell'apparato IT (il "server inlet"), su tre quote: basso, medio e alto del rack. È lì che la temperatura decide se il server lavora nel suo intervallo o va in protezione, e la parte alta è quasi sempre la più calda.

corridoio freddo corridoio caldo rack alto medio basso sonda all'aspirazione (ingresso aria del server)
Dove si misura: all'aspirazione dei rack, sul corridoio freddo, su tre quote. Fonte: linee guida termiche ASHRAE TC9.9, 2025.

La logica è quella del contenimento caldo/freddo: l'aria fredda entra dal corridoio freddo, i server la aspirano, l'aria calda esce sul corridoio caldo. Il set-point si tara sull'aspirazione; la ripresa serve semmai a misurare il salto di temperatura tra i due lati. Misurare sulla ripresa o a metà stanza porta a decisioni sbagliate, perché quel dato mescola aria fredda e aria calda.

Quante sonde servono per rack e per fila?

La densità di sonde dipende dai kW per rack. ASHRAE consiglia tre sonde per rack (basso, medio, alto dell'aspirazione) sui rack rappresentativi di ogni fila; come minimo si strumentano inizio, metà e fine fila, più i rack ad alta densità. Meno sonde nascondono gli hot spot, troppe senza una logica non aggiungono informazione: la copertura si dosa sul carico reale.

In pratica, un rack quasi vuoto si può campionare, mentre un rack ad alta densità - oltre i 10-15 kW - merita la terna completa, perché è lì che un blocco d'aria si trasforma in fermo nel giro di minuti. Partiamo sempre dai rack più carichi e dalle estremità delle file, dove l'aria fredda arriva con più fatica ed è più facile che si formino zone calde.

Quali soglie di allerta e di allarme impostare?

Le soglie si ancorano all'intervallo ASHRAE misurato all'aspirazione: consigliato 18-27°C, ammesso per la classe A1 fino a 32°C. L'allerta conviene impostarla prima del limite ammesso, l'allarme al limite: così il presidio ha il tempo di intervenire prima che i server vadano in protezione. I valori di riferimento e le classi ASHRAE sono spiegati nell'articolo dedicato; qui contano le azioni.

Soglie e azioni tipiche, con la misura all'aspirazione del rack. Riferimento ASHRAE, valori indicativi.
StatoAspirazione rackCosa fa il sistemaAzione
Normale18-27°CRegistra e mostra il trendNessuna
Allerta27-32°CNotifica al presidioVerifica flusso d'aria e contenimento
AllarmeOltre 32°CNotifica ed escalationIntervento, verifica della ridondanza
DerivaIn salita a pari caricoSegnala anomaliaIspezione preventiva del rack

Le linee guida ASHRAE sono un riferimento di buona tecnica, non un obbligo di legge: le soglie esatte vanno tarate sulla classe degli apparati e sul margine di sicurezza che l'infrastruttura può reggere. Per i valori, le classi termiche e l'umidità di riferimento rimandiamo alla temperatura di una sala server secondo ASHRAE.

Logging e trend: come si vede una deriva prima del guasto?

Un allarme dice che il problema è già in corso; il logging serve a vederlo arrivare. Registrando la temperatura all'aspirazione nel tempo si leggono le derive lente - un rack che ogni mese sale di mezzo grado a pari carico - e gli hot spot ricorrenti, prima che diventino un fermo. È la differenza tra subire un guasto e programmarne la prevenzione.

Due segnali vale la pena tenere d'occhio: il salto di temperatura tra aspirazione e ripresa, che rivela ricircoli d'aria e contenimento che perde colpi, e la correlazione tra temperatura e carico elaborativo. Su questo si innestano le notifiche e l'escalation: chi riceve l'allerta, su quale canale (email, messaggio, cruscotto) e con quale priorità. Attenzione a non confondere questo con il monitoraggio dei consumi energetici, che guarda l'energia e non la temperatura: sono due misure diverse, spesso sullo stesso impianto.

Cosa fare quando scatta un allarme?

A fronte di un allarme serve una procedura scritta, non improvvisazione: chi riceve la notifica, entro quanto interviene e cosa verifica per primo. La sequenza tipica è confermare la lettura, controllare flusso d'aria e unità di raffreddamento, verificare che la ridondanza (N+1) sia entrata, poi escalare se la temperatura non rientra. Ogni passaggio ha un tempo massimo, perché in sala server i minuti pesano.

La posta in gioco non è solo tecnica. Il D.Lgs 138/2024 (NIS2) include i data center e i servizi cloud tra i soggetti tenuti a garantire continuità operativa e protezione fisica delle infrastrutture: un guasto al raffrescamento che incide sulla disponibilità del servizio può configurare un incidente soggetto a notifica. Monitoraggio e procedura di allarme diventano così parte della gestione, non un extra. La verifica di quanto l'impianto regge davvero la fa un audit di continuità del raffreddamento.

Chi tiene il monitoraggio nel tempo?

Sonde e allarmi valgono se qualcuno legge i dati, tara le soglie sull'edificio e risponde quando scattano. È la parte meno visibile e quella che decide se il monitoraggio previene un fermo o resta un cruscotto che nessuno guarda. Un sistema installato e poi lasciato a sé perde taratura e affidabilità in pochi mesi.

Noi lo facciamo a canone: monitoraggio degli impianti con soglie tarate sulla sala, lettura dei trend e intervento in caso di guasto con tempi concordati, spesa annua nota in anticipo. Per le sale CED e i data center è il modo di tenere insieme continuità e budget prevedibile, senza sorprese a fine anno. Se vuoi partire, il nostro servizio di monitoraggio degli impianti a canone nasce per gli ambienti mission-critical.

Domande frequenti

Dove si misura la temperatura in una sala server?

All'aspirazione dei rack, sul corridoio freddo, non a soffitto o sulla ripresa. ASHRAE TC9.9 indica come punto di controllo l'ingresso aria dell'apparato IT, su tre quote (basso, medio, alto), perché tra pavimento e soffitto la temperatura può variare di 5-10°C. È l'aria che entra nei server a decidere se lavorano nel loro intervallo.

Quante sonde di temperatura servono per rack?

ASHRAE consiglia tre sonde per rack - basso, medio e alto dell'aspirazione - sui rack rappresentativi di ogni fila. Un sensore di temperatura in sala server serve a poco se sta a parete: va messo dove l'aria entra negli apparati. La densità cresce sui rack ad alta potenza e alle estremità delle file, dove l'aria fredda arriva con più fatica; i rack quasi vuoti si possono campionare, quelli ad alta densità vanno coperti per intero.

A che temperatura impostare l'allarme in sala server?

Le soglie si ancorano all'intervallo ASHRAE misurato all'aspirazione: consigliato 18-27°C, ammesso per la classe A1 fino a 32°C. Conviene un'allerta prima del limite ammesso e un allarme al limite, così il presidio ha tempo di intervenire. I valori ASHRAE sono un riferimento di buona pratica, non un obbligo di legge.

Perché non basta un termostato ambiente?

Perché legge una media che nasconde gli hot spot. In una sala server la temperatura può differire di 5-10°C tra pavimento e soffitto (ASHRAE TC9.9): quello che conta è l'aria all'aspirazione dei server, non la media dell'ambiente. Un termostato a parete non vede il rack che sta andando in protezione.

Il monitoraggio della temperatura è obbligatorio in un data center?

Il monitoraggio della temperatura in un data center non è imposto in quanto tale: le linee guida ASHRAE sono una buona pratica di riferimento, non un obbligo. Il D.Lgs 138/2024 (NIS2) però include i data center tra i soggetti tenuti a garantire continuità operativa, e un guasto al raffrescamento che ferma il servizio può configurare un incidente soggetto a notifica. Misurare per prevenire diventa parte della gestione.

Chi ha scritto e validato questo articolo

Nicola Davanzo

Autore

Nicola Davanzo

Fondatore di Flow Impianti. Scrive con uno sguardo gestionale: cosa cambia, per chi decide, sul conto a fine anno.

Validazione tecnica indipendente

Responsabile Tecnico abilitato (DM 37/08)

I contenuti tecnici sono validati dal Responsabile Tecnico abilitato ai sensi del DM 37/08.

Fonti

  1. ASHRAE Technical Committee 9.9, Thermal Guidelines for Data Processing Environments, consultato 2026-09-21, ashrae.org
  2. Uptime Institute, Annual Outage Analysis 2025, consultato 2026-09-21, uptimeinstitute.com
  3. Sezione Normativa Flow, D.Lgs 138/2024 - recepimento della direttiva NIS2, flowimpianti.it/risorse/normativa
  4. Sunbird DCIM, Does your data center follow ASHRAE TC9.9 thermal guidelines?, consultato 2026-09-21, sunbirddcim.com

Contenuto informativo a cura di Flow Impianti Srl. Non costituisce consulenza tecnica o di progetto. I valori termici citati derivano dalle linee guida ASHRAE, sono indicativi e vanno tarati sul singolo impianto e sulla classe degli apparati. Le eventuali verifiche e certificazioni soggette ad abilitazione restano di competenza dei professionisti qualificati.

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