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Un impianto radiante che raffresca: come si gestisce l'umidità?

Se hai un edificio con impianto radiante e vuoi usarlo anche d'estate, la domanda non è se raffresca, ma come tieni l'umidità sotto controllo. Senza, le superfici condensano. Vediamo come funziona, e cosa serve gestire, con le fonti in chiaro.

Come raffresca un impianto radiante?

Un impianto radiante raffresca facendo circolare acqua fredda nelle serpentine annegate nel pavimento, nel soffitto o nelle pareti: le superfici si raffreddano e sottraggono calore all'ambiente per irraggiamento. È lo stesso circuito che d'inverno riscalda, invertito. La norma di prodotto europea per questi sistemi è la UNI EN 1264:2021, una norma tecnica volontaria che copre progettazione, resa e installazione del radiante annegato ad acqua (UNI, 2021).

La differenza con un impianto ad aria sta nella temperatura dell'acqua. Un ventilconvettore lavora con mandata intorno ai 6-7 gradi; il radiante, invece, sta molto più alto, tra 16 e 18 gradi (REHVA, guida al raffrescamento radiante). Quest'acqua "tiepida" è il motivo per cui il radiante è silenzioso, confortevole e a bassa temperatura, ma è anche la ragione per cui non può fare tutto da solo. È un cugino idronico dei sistemi che descriviamo parlando di pompa di calore e corpi scaldanti: cambia il terminale, resta la logica della bassa temperatura.

Il freddo che percepisci arriva dalla superficie, non da un getto d'aria. È un raffrescamento uniforme, senza correnti, apprezzato negli hotel e negli uffici di pregio. Se un termine non ti è familiare, lo trovi nel glossario.

Perché la condensa è il vero punto critico?

La condensa è il vero limite del radiante in raffrescamento: si forma quando una superficie scende sotto il punto di rugiada dell'aria, cioè la temperatura alla quale il vapore diventa acqua. A 26 gradi e 50% di umidità relativa il punto di rugiada è di circa 14,8 gradi (psicrometria). Se il pavimento o il soffitto scendono sotto quel valore, si bagnano.

La regola: la mandata resta sopra il punto di rugiada 14,8° < 14,8° 16-18° Punto di rugiada Superficie fredda Mandata sicura a 26° e 50% UR condensa, gocciola raffresca, asciutto
Valori indicativi a 26°C e 50% di umidità relativa. Fonte: REHVA, guida al raffrescamento radiante, e calcolo psicrometrico.

Ecco perché la temperatura di mandata non si spinge mai al minimo. Si tiene la mandata sopra il punto di rugiada e le superfici sopra i 19-20 gradi, per lasciare un margine di sicurezza (REHVA). Il rovescio della medaglia è che la potenza in raffrescamento resta contenuta: un pavimento radiante rende indicativamente circa 40 W per metro quadro, molto meno di un impianto ad aria. Non è un difetto da correggere abbassando l'acqua, è un limite fisico da rispettare.

Perché servono deumidificazione e VMC?

Servono perché il radiante tratta solo il carico sensibile, cioè la temperatura, non il carico latente, cioè l'umidità dell'aria (REHVA). Deumidificazione e ventilazione meccanica controllata tolgono il vapore in eccesso: abbassano il punto di rugiada e permettono al radiante di lavorare con acqua più fredda, in sicurezza. Senza, l'umidità sale e la condensa diventa questione di ore.

Chi tratta cosa: due lavori diversi, un solo comfort Impianto radiante VMC e deumidificazione Carico sensibile Carico latente abbassa la temperatura toglie l'umidità
Ripartizione dei carichi nel raffrescamento radiante. Fonte: REHVA, guida al raffrescamento radiante.

La ventilazione, oltre a togliere umidità, porta aria di rinnovo: negli edifici non residenziali i requisiti di portata, filtrazione e controllo li fissa la UNI EN 16798-3:2025, anch'essa norma tecnica volontaria (scheda UNI EN 16798-3). È lo stesso motivo per cui, quando l'umidità è il problema principale, la ventilazione diventa centrale: lo raccontiamo parlando di qualità dell'aria interna e VMC. Dove i carichi di umidità sono estremi, come in una piscina coperta o in una SPA o palestra, la deumidificazione diventa il cuore dell'impianto.

Quali parametri teniamo sotto controllo?

I parametri che decidono se il radiante raffresca in sicurezza sono pochi e legati tra loro: temperatura di mandata, temperatura superficiale, umidità relativa e punto di rugiada. Cambiarne uno sposta gli altri. Ecco i valori di riferimento con cui lavoriamo, e il motivo di ognuno.

Parametri di riferimento del raffrescamento radiante. Valori indicativi, il progetto va fatto sul singolo edificio.
ParametroValore indicativoPerché conta
Temperatura di mandata16-18 °CResta sopra il punto di rugiada, così le superfici non condensano (REHVA)
Temperatura superficiale minima19-20 °CSotto questa soglia l'aria umida condensa su pavimento o soffitto (REHVA)
Umidità relativa interna50% (fascia 40-60%)Comfort e margine contro la condensa (UNI EN 16798-1)
Punto di rugiada (26 °C, 50% UR)14,8 °CÈ la temperatura sotto cui il vapore diventa acqua (psicrometria)
Resa in raffrescamento (pavimento)circa 40 W/m²Il limite del punto di rugiada tiene contenuta la potenza sensibile (REHVA)
Carico latente (umidità)VMC e deumidificatoreIl radiante non toglie umidità, serve un secondo sistema (REHVA)

Il numero da leggere per primo non è la mandata, è l'umidità: fissato quanto vapore c'è nell'aria, tutto il resto ne discende. È qui che il radiante si differenzia da un impianto ad aria, dove il freddo e la deumidificazione arrivano dalla stessa macchina.

Come si regolano mandata, umidità e comfort?

La regolazione di un radiante che raffresca è dinamica: una centralina legge in continuo temperatura e umidità dell'ambiente, calcola il punto di rugiada e alza la mandata prima che le superfici arrivino a condensare. È una logica anti-condensa, non una temperatura impostata una volta per tutte. Se salta questa parte, o il sistema non raffresca abbastanza, o bagna il pavimento.

Perché la regolazione funzioni, i sensori devono dire il vero. Una sonda di umidità starata di pochi punti percentuali sposta il punto di rugiada calcolato e manda in crisi tutta la logica. Per questo teniamo sotto osservazione i dati, anche da remoto, con il monitoraggio degli impianti: vedere in tempo reale umidità e temperature ci fa correggere prima che il problema si veda a terra. Se vuoi mettere un numero sul costo di un impianto che si ferma o lavora male, puoi stimare il costo di un fermo impianto.

Chi gestisce sonde, taratura e manutenzione a canone?

In un radiante che raffresca la differenza tra comfort e condensa la fa la gestione, non solo il montaggio. Servono taratura periodica delle sonde di umidità e punto di rugiada, manutenzione della deumidificazione e della VMC, e controllo della centralina anti-condensa. Sono attività ricorrenti, non un intervento una tantum: è il lavoro che facciamo con la manutenzione a canone.

Lavorare a canone significa manutenzione programmata e interventi in caso di guasto con tempi concordati, e una spesa annua nota in anticipo. Per chi gestisce uffici e immobili a reddito con impianti radianti, è il modo per tenere insieme comfort, continuità e budget prevedibile, senza scoprire a luglio che il raffrescamento bagna i pavimenti. La domanda giusta non è quanto costa il canone, ma quante volte all'anno vuoi pensare all'umidità dei tuoi ambienti.

Domande frequenti

Un impianto radiante può raffrescare?

Sì, un impianto radiante può raffrescare, a una condizione: l'umidità dell'aria deve restare sotto controllo. Nel raffrescamento l'acqua di mandata circola tra 16 e 18 gradi, sopra il punto di rugiada, così le superfici non condensano (REHVA, guida al raffrescamento radiante). Senza deumidificazione e ventilazione, il radiante non può lavorare in sicurezza.

Perché si forma condensa sulle superfici radianti in raffrescamento?

La condensa si forma quando la superficie del pavimento o del soffitto scende sotto il punto di rugiada dell'aria. A 26 gradi e 50% di umidità relativa il punto di rugiada è di circa 14,8 gradi (psicrometria): sotto quel valore il vapore diventa acqua e le superfici si bagnano. Per questo la temperatura superficiale resta sopra i 19-20 gradi.

Serve la deumidificazione con un pavimento radiante che raffresca?

Sì. Il radiante toglie calore sensibile, cioè abbassa la temperatura, ma non rimuove l'umidità dall'aria. Il carico latente lo tolgono la deumidificazione e la ventilazione meccanica controllata (REHVA). Senza, l'umidità sale, il punto di rugiada si alza e per evitare la condensa saremmo costretti ad alzare la mandata, perdendo resa in raffrescamento.

Qual è la temperatura di mandata dell'acqua nel raffrescamento radiante?

Nel raffrescamento la mandata sta indicativamente tra 16 e 18 gradi, molto più alta dei 6-7 gradi di un impianto ad aria (REHVA). Il valore non è fisso: si sceglie sopra il punto di rugiada dell'aria interna, che dipende da temperatura e umidità dell'ambiente. È un parametro da regolare in continuo, non da impostare una volta.

Che umidità relativa tenere con il radiante in raffrescamento?

Di norma si punta attorno al 50%, dentro la fascia di comfort del 40-60% (UNI EN 16798-1). Tenere l'umidità al 50% abbassa il punto di rugiada e lascia un margine di sicurezza contro la condensa, oltre a rendere l'ambiente più confortevole. È il compito della deumidificazione e della VMC, non del radiante.

Chi gestisce sonde, taratura e manutenzione di un impianto radiante a canone?

In un impianto radiante che raffresca contano le sonde di umidità e di punto di rugiada, la taratura della regolazione e la manutenzione della deumidificazione e della VMC. Sono attività che seguiamo con la gestione a canone: controllo programmato, taratura periodica e spesa annua nota in anticipo, così il sistema resta al riparo dalla condensa.

Chi ha scritto e validato questo articolo

Nicola Davanzo

Autore

Nicola Davanzo

Fondatore di Flow Impianti. Scrive con uno sguardo gestionale: cosa cambia, per chi decide, sul conto a fine anno.

Validazione tecnica indipendente

Responsabile Tecnico abilitato (DM 37/08)

I contenuti tecnici sono validati dal Responsabile Tecnico abilitato ai sensi del DM 37/08.

Fonti

  1. UNI - Ente Italiano di Normazione, UNI EN 1264:2021 - Sistemi radianti alimentati ad acqua annegati nelle strutture, 2021, uni.com
  2. UNI - Ente Italiano di Normazione, UNI EN 16798-3:2025 - Ventilazione per gli edifici non residenziali, 2025, scheda in sezione normativa
  3. REHVA (Federation of European HVAC Associations), Guidebook on low temperature heating and high temperature cooling, consultato 2026, rehva.eu
  4. UNI - Ente Italiano di Normazione, UNI EN 16798-1 - Parametri ambientali interni degli edifici, uni.com
  5. ISO, ISO 11855 - Building environment design, embedded radiant heating and cooling systems, iso.org

Contenuto informativo a cura di Flow Impianti Srl, dati verificati e aggiornati nel 2026. Non costituisce consulenza tecnica o di progetto. I valori citati sono indicativi e derivano da riferimenti tecnici generali: la progettazione va fatta sul singolo edificio. UNI EN 1264, UNI EN 16798 e ISO 11855 sono norme tecniche volontarie, non obblighi di legge.

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