Cos'è il multi-intervento nel Conto Termico 3.0?
Il multi-intervento è la possibilità di combinare più interventi ammessi - per esempio una pompa di calore e la regolazione o building automation - in un'unica richiesta al GSE, con una sola asseverazione del tecnico abilitato che li descrive tutti e ne dichiara la conformità ai requisiti. Non è la somma di domande separate: è un'istanza sola (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
Questo articolo dà per note le basi dell'incentivo. Se ti servono - copertura, dotazione, accesso a sportello - le trovi nel nostro Conto Termico 3.0 per le imprese; qui guardiamo solo la meccanica di chi mette insieme più interventi. Un'avvertenza a monte: durante la transizione dal Conto Termico 2.0 non sono ammesse istanze multi-intervento che includano l'intervento 1C, la caldaia a condensazione (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
Combinare gli interventi ha una ragione tecnica, prima che amministrativa. Su un edificio terziario è spesso il modo in cui il progetto sta in piedi: la pompa di calore abbatte il fabbisogno di combustibile, la regolazione lo governa nel tempo, e insieme raggiungono un risparmio che nessuno dei due, da solo, garantirebbe. Con più interventi cambiano tre cose: il calcolo del risparmio, la soglia della diagnosi energetica e chi firma la pratica.
Come si sommano le riduzioni di energia primaria?
Per le imprese e gli ETS economici che intervengono su edifici del terziario, gli interventi di riqualificazione energetica del Titolo II - tra cui la building automation - sono ammessi se producono una riduzione della domanda di energia primaria di almeno il 10%, che sale al 20% in caso di interventi combinati. Il requisito si verifica con l'APE ante e post operam, sull'indice di prestazione energetica globale non rinnovabile (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
Combinando gli interventi la soglia da superare si alza al 20%, ma sono proprio gli interventi messi insieme a produrre quel risparmio maggiore. Una pompa di calore che taglia il fabbisogno e una regolazione che lo tiene sotto controllo lavorano nello stesso verso, e insieme arrivano dove il singolo intervento fatica. Quanto pesa davvero la regolazione sul rendimento lo abbiamo raccontato in VMC, BACS e regolazione nel terziario: qui basta sapere che entra nel conto quando migliora l'efficienza in modo misurabile.
Quando serve la diagnosi energetica? La soglia dei 200 kW
La diagnosi energetica, con APE ante e post operam, è obbligatoria per gli interventi su interi edifici con impianto di riscaldamento di potenza nominale del focolare pari o superiore a 200 kWt; sotto quella soglia non è un requisito di accesso all'incentivo. È il discrimine che pesa di più sulla pratica di un edificio terziario, perché sposta tempi, costi e figure coinvolte (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
| Potenza dell'impianto | Cosa comporta |
|---|---|
| Sotto i 200 kWt | La diagnosi energetica non è richiesta come requisito di accesso; restano asseverazione e documentazione tecnica. |
| Pari o superiore a 200 kWt (intero edificio) | Diagnosi energetica e APE ante e post operam obbligatorie, redatte da un EGE o una ESCO in conformità al D.Lgs 102/2014. |
Negli edifici che seguiamo la potenza del focolare è quasi sempre il primo numero che guardiamo: dice subito se la pratica si porta dietro anche la diagnosi energetica e l'attestazione delle prestazioni, o se resta più snella. Per questo partiamo da un rilievo dell'impianto prima ancora di parlare di domanda, dentro la nostra consulenza energetica sull'edificio.
C'è un limite al potenziamento dell'impianto?
Gli interventi sugli impianti del Conto Termico 3.0 sono interventi di sostituzione del generatore, non di libero ampliamento: la sostituzione parziale è ammessa solo su impianti che avevano già più generatori di calore. Se il nuovo generatore comporta un incremento di potenza superiore al 10% rispetto al sistema di generazione preesistente si configura come potenziamento dell'impianto: è ammesso solo se l'impianto sostituito era insufficiente a coprire il fabbisogno di climatizzazione invernale, e va giustificato nell'asseverazione del tecnico abilitato, con la documentazione del congruo dimensionamento (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0). Nella sostituzione parziale il controllo del 10% si calcola sulla potenza nominale complessiva.
In pratica il potenziamento oltre il 10% non chiude la porta all'incentivo, ma alza il livello di documentazione tecnica richiesta. È una delle ragioni per cui, in un progetto multi-intervento, conviene dimensionare la pompa di calore sul fabbisogno reale dell'edificio e non "in abbondanza": un sovradimensionamento non porta più incentivo e aggiunge adempimenti. Il dimensionamento sul carico, non sulla scheda tecnica, è la stessa logica che usiamo nel retrofit con pompa di calore ad alta temperatura.
Nel terziario e nei plurisubalterni, ogni unità accede in autonomia?
Il Conto Termico è edificio-centrico, ma la richiesta si ancora a chi ha la disponibilità dell'edificio o dell'unità immobiliare oggetto dell'intervento. L'incentivo copre interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari dotate di impianto di climatizzazione: nel terziario e nei plurisubalterni questo consente di intervenire sull'unità che ha impianto e disponibilità propri (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
C'è un requisito che torna spesso in questi contesti: negli impianti centralizzati a servizio di più unità immobiliari o edifici è richiesta la contabilizzazione del calore, individuale o globale a seconda del caso. Per un property manager che ragiona per singolo conduttore o per porzione di edificio, è il punto da chiarire prima di impostare la domanda: chi ha la disponibilità, quale impianto serve l'unità, e come si misura il calore che consuma.
Chi presenta la domanda multi-intervento, e con quali intensità?
La domanda la presenta il Soggetto Responsabile, cioè chi sostiene la spesa e ha diritto al contributo, in prima persona o tramite un delegato alla compilazione. Per le imprese e gli ETS economici serve una richiesta preliminare prima dell'avvio dei lavori, che può essere trasmessa anche da una ESCO o da una comunità energetica che agisce come Soggetto Responsabile per conto del Soggetto Ammesso (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
Il multi-intervento ha anche un risvolto sull'intensità. Per le imprese, sugli interventi di riqualificazione energetica (Titolo II) l'intensità massima cresce quando gli interventi sono combinati anziché singoli; sugli interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili (Titolo III) resta più alta. In tutti i casi vale il tetto complessivo del 65% delle spese ammissibili (GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0).
| Tipo di intervento | Piccola | Media | Grande |
|---|---|---|---|
| Riqualificazione energetica, intervento singolo | 45% | 35% | 25% |
| Riqualificazione energetica, interventi combinati | 50% | 40% | 30% |
| Produzione di energia termica da rinnovabili | 65% | 55% | 45% |
Dopo il multi-intervento, chi tiene insieme il risparmio?
Un progetto multi-intervento nasce da un calcolo di risparmio: quella riduzione di energia primaria va dichiarata al GSE e poi mantenuta nel tempo. Una pompa di calore mal regolata o una building automation lasciata a default riporta i consumi verso il punto di partenza, e il risparmio su cui si è costruita la domanda si assottiglia anno dopo anno.
Noi gestiamo gli impianti a canone: manutenzione programmata e interventi in caso di guasto con tempi concordati, spesa annua nota in anticipo. È quello di cui ci occupiamo con la gestione degli impianti a canone. Per un'impresa che ha appena efficientato con un multi-intervento del Conto Termico, è il modo per proteggere il risparmio dichiarato e tenere insieme rendimento, continuità e budget prevedibile.