Cosa copre l'Ecobonus 2026 sugli impianti di casa?
L'Ecobonus 2026 copre gli interventi che migliorano l'efficienza energetica della casa, impianti compresi: la sostituzione del generatore con una pompa di calore ad alta efficienza, la caldaia a condensazione abbinata a sistemi evoluti di termoregolazione, le valvole termostatiche, gli scaldacqua a pompa di calore, le schermature solari e i generatori a biomassa. La base normativa è l'art. 14 del DL 63/2013, con le aliquote 2026 fissate dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025).
Rispetto agli anni scorsi due cose sono cambiate, e conviene saperle prima di partire. Dal 2026 la detrazione non si applica più alla sostituzione con caldaie alimentate solo a combustibili fossili: è l'effetto del recepimento della direttiva europea RED III in Italia (D.Lgs 5/2026), che ridisegna i requisiti tecnici degli impianti agevolabili. La pompa di calore, al contrario, resta agevolata in pieno.
Quando seguiamo una famiglia che vuole cambiare l'impianto, partiamo sempre da qui: prima capiamo quale intervento conviene davvero alla casa, poi vediamo quale canale lo finanzia meglio. Per il quadro completo delle misure puoi consultare la nostra pagina su incentivi e detrazioni per gli impianti di casa.
Quali sono le aliquote dell'Ecobonus nel 2026?
Nel 2026 l'Ecobonus detrae il 50% della spesa se l'intervento riguarda l'abitazione principale e il 36% sugli altri immobili, sulle spese sostenute nell'anno e recuperate in 10 rate annuali di pari importo (Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025). Non c'è una scadenza al 31 dicembre: è un regime annuale che si rinnova ogni anno, con un'aliquota che cala nel tempo. Per il 2027 le percentuali scenderebbero al 36% e al 30%, salvo modifiche della prossima Legge di Bilancio. Lo stesso meccanismo di aliquota calante nel tempo vale per il bonus ristrutturazione.
| Anno della spesa | Abitazione principale | Altri immobili | Recupero |
|---|---|---|---|
| 2026 | 50% | 36% | 10 rate annuali |
| Dal 2027 (salvo modifiche) | 36% | 30% | 10 rate annuali |
La differenza tra prima casa e altri immobili pesa, ed è solo sull'aliquota: il massimale di spesa e le regole di accesso restano gli stessi. Su una pompa di calore da 24.000 euro, per dire, sull'abitazione principale recuperi 12.000 euro e su una seconda casa 8.640 euro (Risultati indicativi). Per chi sostiene la spesa nel 2026 resta la percentuale più alta: è il motivo per cui conviene non rimandare di un anno un intervento già deciso.
Quanto detrai per la pompa di calore?
Per la pompa di calore l'Ecobonus 2026 prevede un limite massimo di detrazione di 30.000 euro per unità immobiliare, che al 50% corrisponde a circa 60.000 euro di spesa agevolata (art. 14 DL 63/2013). Vale la sostituzione, integrale o parziale, di un impianto di climatizzazione invernale esistente con una pompa di calore ad alta efficienza, e gli scaldacqua a pompa di calore: non una nuova installazione su una casa che ne era priva.
Negli impianti residenziali che seguiamo, il valore della pompa di calore non sta solo nella detrazione: sta nell'eliminare la combustione in casa e nel poterla abbinare al fotovoltaico. È l'intervento che la cornice 2026 spinge di più, mentre restringe le caldaie a solo gas. Se stai valutando il passaggio, parte da qui la nostra installazione e gestione della pompa di calore.
Come funziona la detrazione, passo per passo?
L'Ecobonus è una detrazione automatica in dichiarazione dei redditi: non serve una domanda preventiva a un ente. L'aliquota è quella dell'anno in cui sostieni la spesa, e la recuperi in 10 rate annuali di pari importo. Restano però due adempimenti tecnici da rispettare per non perdere il beneficio: la comunicazione all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori e il pagamento con bonifico parlante, quello con la causale che cita la norma agevolativa.
Conta la capienza fiscale. La detrazione abbatte l'IRPEF che devi pagare, una rata all'anno: se l'imposta dovuta è bassa, una quota può andare persa perché non si trasforma in rimborso. È un aspetto da valutare prima, perché cambia la convenienza reale rispetto a un contributo in conto capitale come il Conto Termico. Non è consulenza fiscale: la verifica va fatta con il proprio commercialista, ma il ragionamento conviene farlo a monte. Se hai dubbi sui termini, li trovi spiegati nel glossario.
Meglio Ecobonus o Conto Termico per gli impianti?
Dipende dal caso, e i due canali non si cumulano sullo stesso intervento. L'Ecobonus è una detrazione fiscale spalmata su 10 anni; il Conto Termico 3.0 del GSE è un contributo in conto capitale, con copertura media fino al 65% della spesa ammissibile, erogato in tempi più rapidi. Per chi ha poca capienza fiscale, il Conto Termico spesso rende prima e in modo più certo; per chi ha imposta da abbattere e una spesa elevata, la detrazione può valere di più.
| Aspetto | Ecobonus 2026 | Conto Termico 3.0 |
|---|---|---|
| Tipo di beneficio | Detrazione fiscale | Contributo del GSE (conto capitale) |
| Entità | 50% o 36% nel 2026 | Copertura media fino al 65% |
| Tempi di recupero | 10 rate annuali | Erogazione più rapida |
| Serve capienza fiscale? | Sì | No |
| Si cumulano? | No, non sullo stesso intervento: si sceglie il canale migliore | |
È una scelta che conviene fare con i numeri della tua casa davanti, non a priori. Abbiamo dedicato un confronto a parte a questa decisione: lo trovi in Conto Termico o Ecobonus per la pompa di calore, insieme alla nostra guida al Conto Termico 3.0 per i privati.