Chi fa cosa: valutazione del rischio o impianti?
La valutazione del rischio legionella, il piano di autocontrollo e i campionamenti di laboratorio competono alla struttura sanitaria e a professionisti e laboratori qualificati, come previsto dalle Linee guida nazionali (Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015). Noi non valutiamo il rischio e non certifichiamo: presidiamo la parte impiantistica che lo tiene basso.
È una distinzione che teniamo netta fin dal sopralluogo. Il documento di valutazione dice dove sono i punti critici, con che frequenza campionare e quali soglie tenere sotto controllo; l'impianto è ciò che quelle soglie le rispetta ogni giorno. Temperature, ricircolo, rimozione dei rami morti, trattamento e sanificazione: qui lavoriamo noi, con le cliniche e le strutture sanitarie che ci affidano gli impianti.
Se cerchi il quadro generale di dove si annida il batterio, parte da qui la nostra guida su legionella e impianti. Per il caso di un immobile a più unità, invece, abbiamo un pezzo dedicato alla legionella in condominio. Questo articolo resta sulla clinica, e sul lato impianti.
A che temperatura tenere l'acqua calda sanitaria?
Le Linee guida nazionali (Accordo Stato-Regioni 2015) indicano di tenere l'accumulo dell'acqua calda sanitaria ad almeno 60 gradi e l'erogazione ai punti d'uso non sotto i 50 gradi, con il ricircolo che rientra a non meno di 50 gradi. La legionella prolifera tra 20 e 50 gradi, con l'optimum intorno ai 35-45 gradi: sopra i 50 la crescita si arresta, oltre i 60 muore rapidamente. Valori indicativi.
Il numero da solo non basta: conta dove lo misuri. Un accumulo a 60 gradi non serve se poi la rete perde calore e all'ultimo rubinetto arrivano 42 gradi. Per questo tariamo il ricircolo, coibentiamo le tubazioni e teniamo separate le linee di acqua fredda, che vanno mantenute sotto i 20 gradi per non entrare nella zona di rischio. È la parte che monitoriamo di continuo con il monitoraggio degli impianti.
Perché i rami morti sono il primo punto da togliere?
Un ramo morto è un tratto di tubazione senza flusso: un bagno dismesso, una derivazione tappata, una colonna fuori uso dopo una ristrutturazione di reparto. Lì l'acqua ristagna a temperatura tiepida e diventa un serbatoio ideale per la legionella. Le Linee guida nazionali (Accordo Stato-Regioni 2015) raccomandano di eliminare i tratti ciechi, perché nessuna temperatura di mandata protegge un tratto dove l'acqua non passa mai.
In una clinica i rami morti si accumulano nel tempo, reparto dopo reparto: è normale, cambiano le destinazioni d'uso e le reti restano. Negli impianti di acqua sanitaria che gestiamo, la mappatura dei tratti ciechi è tra le prime cose che mettiamo nero su bianco al sopralluogo, e spesso l'intervento a più alto rendimento è banale: tagliare e chiudere il tratto morto alla radice, non isolarlo.
Trattamento e sanificazione: termica o chimica?
Le Linee guida nazionali (Accordo Stato-Regioni 2015) prevedono sia la sanificazione termica sia quella chimica. La termica alza la temperatura dell'acqua per un tempo definito e non lascia residui; la chimica dosa biocidi in continuo o a shock. In una clinica la scelta la orienta chi ha redatto la valutazione del rischio; a noi spetta eseguirla sull'impianto in sicurezza e documentarla.
| Parametro impianto | Soglia indicativa | Azione lato impianti |
|---|---|---|
| Accumulo acqua calda | almeno 60 gradi | Mantenere e verificare in continuo |
| Erogazione ai punti d'uso | non sotto i 50 gradi | Bilanciare la rete, coibentare |
| Ricircolo acqua calda | almeno 50 gradi sul ritorno | Pompa dedicata e taratura |
| Acqua fredda | sotto i 20 gradi | Separare dalle linee calde |
| Rami morti | assenti | Rimuovere i tratti ciechi |
La sanificazione è un intervento, non un traguardo. Se dopo un trattamento termico l'impianto torna a lavorare a 45 gradi, la legionella ricolonizza. Per questo leghiamo sempre la sanificazione al mantenimento delle temperature e alla rimozione dei ristagni: è la logica con cui teniamo gli impianti a canone, non a chiamata.
Quali sono i punti critici in una clinica?
Oltre alla rete di acqua calda, in una clinica il rischio si concentra dove l'acqua si nebulizza o ristagna: docce dei reparti di degenza, soffioni e rompigetto, serbatoi di accumulo, e i circuiti di umidificazione delle unità di trattamento aria. Sono i punti che le Linee guida nazionali (Accordo Stato-Regioni 2015) segnalano come più sensibili, soprattutto nei reparti con pazienti fragili.
Sull'aria, i punti critici sono l'umidificazione e le sezioni umide delle unità di trattamento: bacinelle di condensa, batterie, separatori di gocce. Qui il rischio legionella si intreccia con la qualità dell'aria, e la buona tecnica è quella della UNI EN 16798-3:2025 sulla ventilazione degli edifici non residenziali, una norma volontaria di riferimento, non un obbligo di legge. La parte impiantistica, in ogni caso, resta la nostra.
Come si documenta la manutenzione degli impianti?
Le Linee guida nazionali (Accordo Stato-Regioni 2015) chiedono controlli periodici e registrati: temperature di mandata e ricircolo, stato dei componenti a rischio, interventi di sanificazione. La loro frequenza la fissa il piano di autocontrollo della struttura. Per la parte termica valgono anche i controlli di efficienza energetica del DPR 74/2013, con periodicità legate a potenza e combustibile.
La differenza tra una prevenzione che regge e una che si sfalda è quasi sempre la continuità del registro. Un controllo fatto e non annotato, per un'ispezione, non è mai stato fatto. Gestire gli impianti a canone tiene la manutenzione programmata, tracciata e ripetibile: è la parte più utile di come lavoriamo con la manutenzione a canone. Dove serve mettere un metodo di verifica su campionamenti e analisi, il metodo di prova è quello della UNI EN ISO 11731, che però resta in capo ai laboratori qualificati.