Cos'è il recupero di calore da un data center?
È la pratica di captare il calore che i server dissipano in continuo, invece di disperderlo in aria. Un data center produce calore tutto l'anno, non solo quando fuori fa freddo: raffreddare i server è il suo costo fisso. Con un circuito di recupero e pompe di calore quel calore di scarto diventa energia utile per una rete di teleriscaldamento o per gli edifici vicini. A Milano lo si fa già, non è un'ipotesi da laboratorio.
Il punto di partenza è controintuitivo: il problema di un data center non è produrre calore, è liberarsene. I sistemi di raffreddamento portano fuori dai server un flusso termico costante che, nella maggior parte degli impianti, viene semplicemente ceduto all'aria esterna. Recuperarlo significa mettere una destinazione a un'energia che l'edificio genererebbe comunque.
Per chi gestisce l'infrastruttura - un data center o un immobile a reddito adiacente - la domanda gestionale è secca: quel calore lo stai buttando o lo stai vendendo? Se un termine non ti è familiare, lo trovi nel glossario del recupero termico.
A che temperatura esce il calore di scarto, e perché va elevato?
I circuiti di raffreddamento di un data center lavorano tipicamente tra i 20 e i 30 gradi, e il calore recuperabile si attesta su temperature relativamente basse (ZeroUno, 2025). Sono valori troppo bassi per il teleriscaldamento urbano, che ha bisogno di acqua molto più calda: per questo il calore non si immette in rete così com'è, ma va prima portato a temperatura.
L'immagine è quella di una miniera a bassa concentrazione: la materia prima è abbondante ma "diluita". Un calore a 25 gradi vale poco per riscaldare un palazzo, uno a 80 vale molto. Il lavoro impiantistico sta tutto qui: concentrare, non produrre. E concentrare costa energia, il che sposta la domanda dal "si può fare" al "quando conviene farlo".
Come si eleva il calore da 30 a 80 gradi?
Con le pompe di calore, che portano l'acqua dai 20-30 gradi in uscita dal data center fino a 80-90 gradi utili al teleriscaldamento (ZeroUno, 2025). La pompa di calore preleva l'energia dal flusso tiepido del data center e la cede a una temperatura più alta, assorbendo energia elettrica per farlo. È lo stesso principio di una pompa di calore domestica, applicato a una sorgente termica che non si spegne mai.
Il consumo elettrico aggiuntivo delle pompe di calore incide sulla sostenibilità economica del progetto (ZeroUno, 2025): più alta è la temperatura richiesta dalla rete, più lavoro fa la pompa e più energia consuma. Ecco perché la scelta del salto di temperatura non è tecnica in senso stretto, è economica.
C'è poi il confine dei ruoli, che teniamo netto. Il circuito di recupero e le pompe di calore che elevano la temperatura stanno lato macchina: è impiantistica. La rete che porta l'acqua calda alle case è un'altra cosa, e la gestisce chi opera il teleriscaldamento. Noi lavoriamo sul primo pezzo, non sul secondo.
A chi va il calore recuperato?
Una volta portato a temperatura, il calore recuperato può alimentare una rete di teleriscaldamento urbano, riscaldare gli edifici adiacenti o fornire acqua calda sanitaria a un quartiere. In alcuni casi lo stesso calore, in estate, viene trasformato in energia di raffrescamento: a Rozzano il calore di scarto d'inverno scalda le case, d'estate diventa freddo (GETEC, 2025).
La destinazione più efficiente è quella vicina. Il calore recuperato è, per natura, a temperatura contenuta e mal si presta a viaggiare lontano: rende di più quando l'utenza - un quartiere residenziale, un complesso di uffici, una rete di zona - è a poche centinaia di metri. È il motivo per cui questi progetti nascono dove un data center e un tessuto urbano denso si toccano, come nell'hinterland milanese.
Quali progetti di recupero calore da data center esistono a Milano?
Due sono in esercizio nell'area milanese, e non sono prototipi. Ad Avalon 3, il più grande punto di interconnessione internet d'Italia, A2A e Retelit recuperano il calore di scarto del data center per immetterlo nella rete di teleriscaldamento di A2A: il progetto serve circa 1.250 famiglie in più all'anno ed evita circa 3.300 tonnellate di CO2, con un risparmio di 1.300 tonnellate equivalenti di petrolio (Retelit e A2A, 2024).
A Rozzano, alle porte di Milano, TIM Enterprise e GETEC hanno inaugurato il primo progetto in Italia pienamente operativo che integra su larga scala un data center con una rete di teleriscaldamento urbano: il calore di scarto riscalda oltre 5.000 abitazioni del quartiere ALER, evitando circa 3.500 tonnellate di CO2 all'anno (GETEC e TIM Enterprise, 2025). "Il sistema usa scambiatori di calore e pompe per captare l'energia termica prodotta dal data center e distribuirla attraverso la rete", spiega GETEC nella documentazione di progetto.
Quanto pesa Milano nel mercato dei data center in Italia?
Milano concentra circa il 68% della potenza nominale installata dei data center in Italia, pari a 414 MW IT su un totale nazionale di 609 MW nel 2025 (Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, 2025). Non è un dato di colore: dice che il calore di scarto potenzialmente recuperabile in Italia è concentrato, in larga parte, in un'area sola. Ed è la stessa area con il tessuto urbano più denso.
La pipeline lo amplifica. Tra il 2026 e il 2028 gli operatori hanno in costruzione o in programma circa 874 MW IT di nuova potenza, con investimenti oltre i 25 miliardi di euro, e la potenza installata nazionale è attesa passare da 609 MW nel 2025 a circa 1.483 MW entro il 2028 (Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, 2025). Ogni megawatt di raffreddamento in più è un megawatt di calore in più da qualche parte: o si disperde, o si recupera.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Potenza IT installata in Italia (2025) | circa 609 MW |
| Quota di Milano sul totale nazionale | circa 68% (414 MW IT) |
| Nuova potenza in pipeline 2026-2028 | circa 874 MW IT |
| Potenza IT attesa in Italia (2028) | circa 1.483 MW |
Chi si occupa della parte impiantistica del recupero, e chi della rete?
Sono due mestieri distinti, e vale la pena non confonderli. La rete di teleriscaldamento - le condotte, la distribuzione alle case, il contratto con l'utenza - la gestisce l'operatore della rete: a Milano A2A, a Rozzano GETEC. La parte lato data center - il circuito di recupero, le pompe di calore che elevano la temperatura, lo scambio con la rete o con l'edificio - è impiantistica, ed è la nostra.
Noi siamo l'integratore HVAC lato data center: rendiamo il calore di scarto captabile e utile, e gestiamo quell'impianto a canone. Manutenzione programmata e interventi in caso di guasto con tempi concordati, spesa annua nota in anticipo, continuità del raffreddamento come priorità - perché recuperare calore non deve mai mettere a rischio l'uptime dei server. Se vuoi vedere come teniamo insieme recupero ed efficienza nel tempo, parte da qui il nostro monitoraggio degli impianti, e più a valle la climatizzazione industriale per gli impianti di taglia. Sul lato continuità, abbiamo scritto come si affronta un audit di continuità del raffreddamento e come funziona il raffrescamento di un data center.