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Impianti geotermici a bassa entalpia: norme UNI e quadro autorizzativo

Stai valutando una pompa di calore geotermica per un edificio e ti chiedi cosa serve per metterla a norma. La risposta ha due piani: le norme UNI che dettano progettazione e posa delle sonde, e il quadro autorizzativo che decide se puoi partire subito o passare da una procedura. Vediamo entrambi, con le fonti in chiaro.

Serve un'autorizzazione per un impianto geotermico?

Dipende dalla taglia dell'impianto. Il DM 2 aprile 2026 lascia in attività libera gli impianti a sonde verticali fino a 80 metri di profondità e potenza termica sotto i 50 kW; da lì e fino a 250 metri e 500 kW si segue la procedura abilitativa semplificata, con un iter presso l'ente competente prima dei lavori. È la soglia che separa "posso partire" da "devo prima chiedere".

La cornice è il D.Lgs 22/2010, che classifica le sonde a servizio degli edifici come piccole utilizzazioni locali di calore geotermico: impianti sotto 2 MW termici e pozzi fino a 400 metri, che scambiano calore col sottosuolo senza prelevare né reimmettere fluidi. Il decreto le tiene fuori dalla disciplina mineraria e affida a Regioni ed enti delegati le funzioni amministrative e di vigilanza, per cui i dettagli procedurali possono cambiare da un territorio all'altro.

Attività libera fino a 80 m e sotto 50 kW Procedura semplificata fino a 250 m e fino a 500 kW
I due regimi per le sonde geotermiche a circuito chiuso. Fonte: DM 2 aprile 2026; soglie di profondità e potenza.

Le prescrizioni di posa le fissa sempre il DM 2 aprile 2026, che ha sostituito il decreto del 30 settembre 2022: una distanza di rispetto di almeno 4 metri dal confine, un fluido vettore a basso impatto ambientale senza inibitori della corrosione, e il test di risposta termica sopra i 50 kW. Sono vincoli che entrano nel progetto prima ancora di scegliere la macchina.

Come si dimensiona e si posa una sonda geotermica?

La sonda verticale a circuito chiuso ha una norma europea di riferimento, la UNI EN 17522:2023, che copre progettazione, costruzione, esercizio, monitoraggio, manutenzione e dismissione dello scambiatore. È la stessa sonda che il DM 2 aprile 2026 ammette fino a 80 metri in attività libera e fino a 250 metri con procedura semplificata: la norma tecnica e il regime autorizzativo parlano dello stesso oggetto.

Sui requisiti di installazione - metodologie di perforazione e posa, caratteristiche dei fluidi, materiali di riempimento e documentazione di realizzazione - il riferimento è la UNI 11467:2012, affiancata dalla UNI 11468:2012 per la valutazione degli impatti termici sul sottosuolo. Per la variante ad espansione diretta, in cui il refrigerante circola direttamente negli scambiatori orizzontali senza un fluido intermedio, vale la UNI/TS 11487:2013. Sono tutte norme volontarie, ma l'articolo 5 del DM 2 aprile 2026 le richiama come riferimento tecnico.

Negli impianti a pompa di calore geotermica che gestiamo, il punto delicato non è la macchina ma l'accoppiamento tra sonda ed edificio: una sonda sottodimensionata rispetto al fabbisogno fa lavorare la pompa di calore fuori dal suo punto di resa, e il risparmio atteso si assottiglia. Per questo la progettazione della sonda va tenuta insieme a quella dell'impianto, non trattata come una posa a parte.

Come si fa il test di risposta termica?

Il test di risposta termica misura la conducibilità termica di suolo e roccia, il dato che dice quanto calore il terreno riesce a scambiare e quindi quanta sonda serve. Il metodo è descritto dalla UNI EN ISO 17628:2015, che lo applica a sonde verticali o inclinate fino a circa 400 metri di lunghezza e 200 mm di diametro.

Non è un adempimento facoltativo per gli impianti medi: l'articolo 4 del DM 2 aprile 2026 chiede il test di risposta termica, o una campagna di indagini equivalente, per progettare gli impianti fra 50 e 500 kW. Sotto i 50 kW - la fascia dell'attività libera - il test non è richiesto, ma resta buona pratica dove il sottosuolo è poco conosciuto. È la misura che trasforma un dimensionamento a tabella in un dimensionamento sul terreno reale.

Chi può posare le sonde geotermiche?

La posa degli scambiatori geotermici non è un lavoro per chiunque. La UNI 11517:2013 descrive i requisiti tecnici, organizzativi, gestionali ed economici che un'impresa deve avere per realizzare scambiatori geotermici presso i clienti, ed è la più cogente di questo gruppo di norme: l'articolo 7 del DM 2 aprile 2026 la richiama direttamente per i requisiti e le modalità di certificazione di qualità delle imprese che installano sonde.

Quali norme si applicano, in breve?

Mettendo in fila i riferimenti, si vede la divisione tra le due leggi che pongono obblighi e le norme UNI di buona tecnica che il decreto richiama. Le prime decidono se e come autorizzare; le seconde dettano progettazione, posa, verifiche e qualificazione di chi lavora.

Le norme del geotermico a bassa entalpia, cosa fissano e che natura hanno.
RiferimentoCosa fissaNatura
D.Lgs 22/2010Definisce le piccole utilizzazioni locali di calore geotermico e le funzioni amministrativeObbligo di legge
DM 2 aprile 2026Procedure (attività libera e semplificata) e prescrizioni di posa delle sondeObbligo di legge
UNI EN 17522:2023Progettazione e costruzione delle sonde geotermiche verticaliBuona tecnica
UNI 11467:2012Requisiti di installazione dei sistemi geotermici a pompa di caloreBuona tecnica
UNI 11468:2012Aspetti ambientali degli impianti geotermiciBuona tecnica
UNI/TS 11487:2013Installazione degli impianti ad espansione diretta con scambiatori orizzontaliBuona tecnica
UNI EN ISO 17628:2015Test di risposta termica del sottosuoloBuona tecnica
UNI 11517:2013Qualificazione delle imprese che realizzano scambiatori geotermiciBuona tecnica

Chi gestisce un edificio dove il geotermico è già installato ha soprattutto un tema di conduzione: tenere la pompa di calore in efficienza e documentare gli interventi. È la parte che copriamo con la manutenzione a canone, con spesa annua nota in anticipo e tempi certi in caso di guasto. Per gli edifici a uso terziario il quadro dei servizi è nella pagina impianti per property manager e uffici.

Domande frequenti

Serve un'autorizzazione per installare sonde geotermiche?

Dipende dalla taglia. Il DM 2 aprile 2026 lascia in attività libera gli impianti a sonde verticali fino a 80 metri di profondità e potenza termica sotto i 50 kW; oltre, fino a 250 metri e 500 kW, si segue la procedura abilitativa semplificata. La cornice è il D.Lgs 22/2010, che classifica queste sonde come piccole utilizzazioni locali di calore geotermico e affida le funzioni amministrative a Regioni ed enti delegati.

Qual è la differenza tra attività libera e procedura abilitativa semplificata?

L'attività libera non richiede un titolo abilitativo preventivo: l'impianto si realizza rispettando le prescrizioni tecniche del DM 2 aprile 2026. La procedura abilitativa semplificata, prevista dallo stesso decreto per le sonde fino a 250 metri e 500 kW, chiede invece un iter presso l'ente competente prima dei lavori. In entrambi i casi il decreto fissa una distanza di rispetto di almeno 4 metri dal confine e un fluido vettore a basso impatto.

Il test di risposta termica è sempre obbligatorio?

No, dipende dalla potenza. Il DM 2 aprile 2026, all'articolo 4, chiede il test di risposta termica, o una campagna di indagini equivalente, per progettare gli impianti fra 50 e 500 kW. Il metodo di prova è descritto dalla UNI EN ISO 17628, che misura la conducibilità termica di suolo e roccia su sonde verticali o inclinate fino a circa 400 metri di lunghezza. Sotto i 50 kW il test non è richiesto.

Le norme UNI sulla geotermia sono obbligatorie?

Di per sé no: la UNI 11467, la UNI 11468, la UNI 11517, la UNI/TS 11487 e la UNI EN 17522 sono riferimenti di buona tecnica, volontari. Diventano però il riferimento pratico perché il DM 2 aprile 2026 le richiama agli articoli 5 e 7 per la progettazione, la realizzazione delle sonde e la qualificazione delle imprese. Applicarle è il modo per dimostrare la regola d'arte.

Chi ha scritto e validato questo articolo

Nicola Davanzo

Autore

Nicola Davanzo

Fondatore di Flow Impianti. Scrive con uno sguardo gestionale: cosa cambia, per chi decide, sul conto a fine anno.

Validazione tecnica indipendente

Responsabile Tecnico abilitato (DM 37/08)

I contenuti tecnici sono validati dal Responsabile Tecnico abilitato ai sensi del DM 37/08.

Fonti

  1. Repubblica Italiana, Decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22 (riassetto della normativa in materia di risorse geotermiche). Scheda: D.Lgs 22/2010.
  2. Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, DM 2 aprile 2026 (procedure e prescrizioni di posa degli impianti a sonde geotermiche). Scheda: DM 2 aprile 2026.
  3. UNI, norme tecniche sui sistemi geotermici a pompa di calore: UNI EN 17522:2023, UNI 11467:2012, UNI 11468:2012, UNI/TS 11487:2013, UNI 11517:2013.
  4. UNI, UNI EN ISO 17628:2015 (determinazione della conducibilità termica del terreno tramite sonda geotermica). Scheda: UNI EN ISO 17628:2015.

Contenuto informativo a cura di Flow Impianti Srl. Non costituisce consulenza tecnica, di progetto o autorizzativa. La perforazione delle sonde, l'indagine geologica e la pratica autorizzativa restano di competenza di imprese qualificate e professionisti abilitati. I riferimenti normativi sono verificati alla data indicata. Aggiornata 2026.

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