Cosa fa un defangatore sulla caldaia?
Separa le impurità che circolano nel circuito chiuso, soprattutto sabbia e fanghi, e le raccoglie in una camera di decantazione. Nella scheda Caleffi dei defangatori DIRTMAG un elemento interno a superfici reticolari fa urtare le particelle, che precipitano verso il basso, mentre l'ampio volume interno rallenta l'acqua e aiuta la separazione per gravità.
La versione magnetica ha in più un magnete estraibile, pensato per le impurità ferrose: le trattiene nel corpo del defangatore finché non lo si toglie per scaricarle. Per un'altra serie dello stesso produttore la scheda dichiara una capacità di separazione fino a particelle di 5 μm. La definizione breve del componente è nella voce di glossario sul defangatore.
Da dove vengono quei fanghi lo spieghiamo in trattamento dell'acqua di impianto: calcare, ossigeno e metalli diversi nello stesso circuito. Qui guardiamo al pezzo che li ferma prima dello scambiatore.
Quando serve montare un defangatore?
Quando si sostituisce la caldaia su un impianto esistente, perché il generatore nuovo si ritrova in un circuito che porta con sé anni di depositi. Serve anche quando dagli sfiati esce acqua scura, quando i termosifoni restano freddi in basso e caldi in alto o quando il circolatore si blocca: sono segnali che nell'impianto girano fanghi.
Prima di montarlo conviene leggere il manuale della caldaia nuova, che può indicare come proteggere lo scambiatore e che qualità dell'acqua chiede. Il defangatore di norma si installa quando si mette mano alla caldaia, perché la posizione giusta è proprio sui tubi che le arrivano.
Dove si monta e come si svuota?
Sul ritorno, prima della caldaia. La scheda Caleffi indica di installarlo rispettando il verso della freccia, preferibilmente sul circuito di ritorno a monte della caldaia e a monte della pompa, con il corpo sempre in posizione verticale. Così l'acqua che torna dai termosifoni passa dal defangatore prima di entrare nello scambiatore.
Lo scarico si fa aprendo il rubinetto in basso, anche con l'impianto in funzione; nella versione magnetica si toglie prima il magnete, altrimenti le particelle ferrose restano trattenute. Il produttore dimensiona la camera di accumulo per ridurre la frequenza degli scarichi, a differenza dei filtri che vanno puliti spesso. Dalla parte alta si può sfogare l'aria, e il corpo può servire da punto di accesso per introdurre gli additivi del trattamento.
Il defangatore sostituisce il lavaggio dell'impianto?
No. Il defangatore ferma ciò che circola, ma non stacca i depositi già attaccati a tubi, radiatori e scambiatore, e non agisce sulla durezza dell'acqua, che è il compito dell'addolcitore. Se la circolazione è già ridotta, prima si lava il circuito, poi si ripristina il trattamento dell'acqua e il defangatore tiene pulito quello che resta. Il lavaggio lo descriviamo nella pagina del tagliando della caldaia.
Sul trattamento dell'acqua c'è anche un obbligo, per i lavori nuovi. Il DM 28 ottobre 2025 sui requisiti minimi (allegato 1, paragrafo 2.3, comma 5) rende sempre obbligatorio un trattamento di condizionamento chimico dell'acqua degli impianti di climatizzazione invernale separati dalle reti dell'acqua calda sanitaria, ferma restando la UNI 8065, norma volontaria. Vale per nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti e riqualificazioni energetiche, sostituzione del generatore compresa, con titolo abilitativo richiesto dal 3 giugno 2026; ne restano fuori gli interventi di sola manutenzione che non sostituiscono parti dell'impianto. Per gli impianti nuovi oltre 35 kW il decreto chiede anche un contatore dell'acqua di reintegro, con le letture sul libretto. Il defangatore non lo nomina: resta una scelta di buona tecnica.