Dove si consuma davvero energia negli impianti termici di un hotel?
In un hotel il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria sono la voce più pesante della bolletta energetica, insieme all'elettricità che muove pompe e ventilatori giorno e notte. Ridurre i consumi parte da qui: mappare dove si spende, per intervenire sulle voci che pesano davvero e non su quelle più visibili.
Un dato aiuta a mettere le proporzioni. Secondo la guida ENEA-Federalberghi "Alberghi" (2024), negli hotel del Centro-Nord - le zone climatiche D ed E, dove ricade anche Milano - la climatizzazione estiva e invernale assorbe da sola circa il 48% dei consumi totali, a cui si aggiunge un 13% per gli ausiliari di climatizzazione, pompaggio e ventilazione compresi. Il campione è fatto in prevalenza di strutture 4 e 5 stelle, quindi la fotografia vale soprattutto per gli alberghi medio-grandi.
Dentro queste voci, alcune lavorano tutto l'anno e altre solo in stagione. I circolatori che distribuiscono acqua calda e refrigerata e la pompa del ricircolo dell'acqua calda sanitaria girano di continuo; il raffrescamento e il riscaldamento seguono invece il clima e l'occupazione. Quando entriamo in un hotel per un audit, la prima cosa che leggiamo non è la caldaia: è il profilo di carico. Un impianto dimensionato sul picco di agosto lavora quasi sempre lontano dal picco, e lì si nasconde gran parte dei consumi evitabili. Risultati indicativi, dipendono dall'edificio.
Come si riducono i consumi senza toccare il comfort degli ospiti?
Si riducono regolando l'impianto sul carico reale invece che sul picco: temperatura per zona, camere non occupate messe in economia, curve di mandata che seguono la stagione e l'occupazione. L'ospite non percepisce nulla, perché il comfort resta dov'è; a calare è l'energia spesa per servire spazi vuoti o per tenere temperature più spinte del necessario.
In un albergo l'occupazione cambia ogni giorno, e un impianto che ignora questo dato spreca. Le camere sfitte non hanno bisogno dello stesso trattamento di quelle occupate, e le zone comuni hanno orari di punta ben precisi. Su questo abbiamo scritto una guida dedicata alla gestione del clima a zone per camere a occupazione variabile. La leva è la termoregolazione, non la sostituzione della macchina: spesso il risparmio più rapido nasce da come l'impianto è regolato, prima ancora che dalle macchine in centrale termica.
Circolatori e pompaggio: quanto pesano e come si rendono efficienti?
Il pompaggio è l'energia che distribuisce caldo, freddo e acqua calda in tutto l'albergo, e gira di continuo. Un circolatore a velocità fissa spinge sempre alla stessa portata, anche quando la richiesta cala; uno a portata variabile modula i giri sul fabbisogno reale. È una delle leve meno visibili e più costanti su cui intervenire, perché lavora ventiquattro ore su ventiquattro.
Circolatori a portata variabile: cosa cambia
Un circolatore a portata variabile monta un motore elettronico a giri regolabili (un inverter) che adegua la portata alla richiesta dell'impianto. Il metro di misura è l'indice di efficienza energetica (EEI): il Reg. (CE) 641/2009 sull'ecodesign dei circolatori impone, per i circolatori senza premistoppa immessi sul mercato UE, un EEI non superiore a 0,23 dal 1 agosto 2015, con i modelli migliori sotto 0,20. Più basso è l'indice, meno energia assorbe la pompa a parità di lavoro. Il regolamento vincola chi produce e vende le pompe, non impone la sostituzione a chi gestisce l'albergo: resta una scelta di convenienza, non un obbligo.
Il guadagno non è teorico. La Commissione europea documenta che, per effetto dei requisiti di ecodesign, il consumo del circolatore medio è sceso in modo netto rispetto ai modelli più datati - dal 35% al 51% a seconda della taglia. I costruttori si spingono oltre: Grundfos dichiara per i propri circolatori a velocità variabile un risparmio fino all'80% rispetto a una pompa non regolata, ma è un dato di fornitore e riferito al caso migliore, non una media garantita. Il punto pratico resta valido: come nota l'associazione di categoria ANIMA-Assopompe (2022), i sistemi di pompaggio sono spesso sovradimensionati, e lì c'è margine.
Ricircolo dell'acqua calda e gruppi di pressurizzazione
La stessa logica vale per il ricircolo dell'acqua calda sanitaria: una pompa mantiene l'acqua calda in circolo perché esca subito calda al rubinetto della camera. È un servizio che l'ospite dà per scontato, e che consuma di continuo. Regolarne portata e orari, isolare bene le tubazioni e dimensionare i gruppi di pressurizzazione sul fabbisogno reale sono interventi poco appariscenti ma stabili nel tempo, perché agiscono su un carico che non si ferma mai.
Perché una pompa ferma è un problema di servizio, non solo di bolletta?
Perché in un hotel la distribuzione non può fermarsi nelle ore sbagliate. Una pompa di ricircolo ferma la mattina significa acqua che arriva fredda alle camere nel momento di punta, e un reclamo prima ancora della colazione. L'efficienza serve a poco se il pompaggio si blocca: per questo alle pompe efficienti affianchiamo sempre manutenzione programmata e, dove il servizio non ammette interruzioni, una ridondanza.
Un impianto efficiente e un impianto affidabile sono lo stesso progetto, non due. Il controllo periodico dei circolatori, la verifica dei gruppi di pressurizzazione e tempi di risposta certi in caso di guasto tengono insieme il risparmio e la continuità. È la parte meno visibile della gestione, e quella che l'ospite nota solo quando manca.
Efficientare conviene? Diagnosi energetica e incentivi
Efficientare gli impianti termici di un hotel conviene quando l'intervento nasce da una diagnosi, non da un catalogo. Il D.Lgs 102/2014 impone la diagnosi energetica periodica alle grandi imprese e alle imprese energivore; per gli altri resta uno strumento volontario, ma è comunque il modo giusto per capire dove intervenire prima di spendere.
Sugli interventi di efficienza esistono strumenti che possono coprire una parte della spesa. Il Conto Termico 3.0 eroga un contributo in conto capitale che può arrivare fino al 65% della spesa ammissibile per l'efficienza e le rinnovabili termiche, ed è accessibile anche alle imprese. L'ecobonus è una detrazione fiscale che nel 2026 vale il 36% sugli immobili diversi dall'abitazione principale, come sono gli immobili di un'attività ricettiva, con l'aliquota destinata a calare dal 2027, salvo modifiche della prossima Legge di Bilancio. Sono opportunità da verificare caso per caso: le valutiamo insieme dentro la nostra consulenza energetica, non le diamo per scontate.
Perché gestire gli impianti di un hotel a canone?
Perché il risparmio si perde se nessuno lo mantiene. Un impianto regolato bene torna a sregolarsi, un circolatore efficiente va controllato, una diagnosi invecchia. Gestire gli impianti a canone significa manutenzione programmata, interventi in caso di guasto con tempi concordati e una spesa annua nota in anticipo: l'efficienza smette di essere un progetto una tantum e diventa una condizione stabile.
Non è solo la nostra tesi. In un caso raccontato da Il Giornale del Termoidraulico (n. 7, luglio 2026), l'hotel nhow Milano ha rinnovato il proprio parco pompe e il direttore tecnico Daniele Villa osserva che "l'attendibilità delle pompe installate, unita al contratto di assistenza attivo, ha ridotto la necessità di interventi manutentivi frequenti". È esattamente il punto: l'affidabilità dei componenti conta, ma è il contratto di assistenza continuativo a trasformarla in meno fermi e meno chiamate. I risparmi dichiarati nel caso sono stime del fornitore, non misure indipendenti.
È il modo in cui lavoriamo: teniamo insieme efficienza, continuità e budget prevedibile con la gestione degli impianti a canone, pensata per gli hotel come per gli altri edifici che non possono fermarsi. Se stai valutando un intervento più profondo, abbiamo scritto anche come riqualificare gli impianti di un hotel senza chiuderlo.