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Perché la pompa di calore si accende e si spegne di continuo?

Nelle mezze stagioni la macchina parte, arriva a temperatura in pochi minuti e si ferma. Poi riparte. Consuma corrente e la casa non scalda. Vediamo da che cosa dipende, che cosa si misura per capire quale causa è la tua, e quali rimedi hanno senso prima di comprare qualcosa.

Che cosa sono i cicli brevi e perché consumano senza scaldare?

Un ciclo breve è un'accensione che dura pochi minuti e finisce prima che la macchina entri a regime. Il compressore parte, l'acqua dell'impianto sale al valore impostato, la regolazione stacca. L'acqua si raffredda e si riparte. Il calore consegnato alla casa è poco, e ogni ripartenza riporta la macchina fuori dalle condizioni stabili in cui rende meglio.

La ciclicità ha un costo riconosciuto anche dalle regole di prodotto europee, quelle che stanno dietro all'etichetta energetica. Il Regolamento (UE) 813/2013, allegato I, punto 44, definisce il coefficiente di degradazione Cdh come "la misura della perdita di efficienza dovuta alla ciclicità degli apparecchi a pompa di calore per il riscaldamento d'ambiente", e stabilisce che se il costruttore non lo misura il valore da usare è 0,9. È un parametro di calcolo del rendimento stagionale e non una diagnosi del tuo impianto, ma dice una cosa utile: la ciclicità entra nel conto già nelle prove di laboratorio.

Lo stesso regolamento, fra i dati tecnici obbligatori, prevede una voce di consumo per il "modo termostato spento": anche a macchina ferma ma pronta c'è un assorbimento dichiarato. Se i termini tecnici non ti sono familiari, trovi pompa di calore, inverter e SCOP nel nostro glossario.

Perché succede soprattutto in primavera e in autunno?

Perché in quei mesi la casa chiede poco calore. Il fabbisogno cresce in proporzione a quanto la temperatura esterna sta sotto i 16 gradi: a 12 gradi fuori sono 4 gradi di scarto, a meno 5 sono 21. La macchina, invece, ha una potenza minima sotto la quale non scende. Quando quel minimo supera la richiesta, l'unico modo che ha di regolare è spegnersi.

Il metodo di calcolo europeo lo mette in formula. Il Regolamento (UE) 813/2013, allegato I, punto 23, definisce il coefficiente di carico parziale come la temperatura esterna meno 16 gradi, divisa per la temperatura di progetto meno 16 gradi. Tradotto: a 12 gradi esterni l'edificio chiede meno di un quinto del calore che chiede a meno 5. La macchina non si rimpicciolisce con la stagione, e nelle mezze stagioni diventa grande per il lavoro che ha.

Le mezze stagioni, poi, non sono un'eccezione: sono la parte più lunga della stagione. Nella stagione di riscaldamento di riferimento in clima medio, quella con cui si calcola lo SCOP dichiarato in etichetta, le ore totali sono 4.910. Di queste, 2.671 cadono con temperatura esterna fra 5 e 15 gradi, il 54 per cento. Le ore a meno 7 gradi o sotto, vicine alle condizioni di progetto, sono 73: l'1,5 per cento. Una macchina pensata solo sul picco di freddo lavora in condizioni scomode per più di metà della stagione.

Ore della stagione di riscaldamento, per fascia esterna Da 5 a 15 gradi Da meno 6 a 4 gradi Meno 7 gradi e sotto 2.671 h (54%) 2.166 h (44%) 73 h (1,5%)
Più di metà delle ore di riscaldamento cade dove il carico è minimo, cioè dove nascono i cicli brevi. Fonte: Regolamento (UE) 813/2013, allegato III, tabella 5 (stagione di riscaldamento europea di riferimento, clima medio, 4.910 ore); le somme per fascia e le percentuali le abbiamo calcolate noi sui valori della tabella. Risultati indicativi.

Quali sono le cause dei cicli brevi?

Sette, e di solito ne agiscono due o tre insieme. La più frequente sta nell'impianto: troppa poca acqua in circolo, oppure un circuito chiuso dalle valvole di zona. Poi vengono il sovradimensionamento, una potenza minima più alta del fabbisogno, una macchina che non modula, una curva climatica tarata troppo in alto e un differenziale di regolazione troppo stretto.

Le sette cause dei cicli brevi in riscaldamento, il segnale che le distingue e la direzione del rimedio.
CausaCome si riconosceChe cosa si fa
Sovradimensionamento realeI cicli brevi ci sono anche nelle giornate fredde, non solo nelle mezze stagioniSi recupera con inerzia e modulazione; sostituire la macchina conviene solo nei casi estremi
Sovradimensionamento apparente a carico ridottoD'inverno la macchina lavora bene, in primavera e autunno parte e si fermaSi allunga il ciclo con accumulo inerziale e curva climatica più bassa
Potenza minima erogabile sopra il fabbisognoAnche al minimo la macchina rende più di quanto serva in quel momentoSi verifica il campo di modulazione sulla scheda tecnica e si aggiunge inerzia
Macchina on-off invece di inverter modulanteIl compressore ha due stati: acceso e spentoSi lavora su volume d'acqua e differenziale; la modulazione non si aggiunge dopo
Contenuto d'acqua dell'impianto sotto il minimoLo scarto fra mandata e ritorno si chiude in pochi minutiSi porta il volume sopra il minimo dichiarato dal costruttore, con un accumulo
Valvole di zona chiuse o circuito strozzatoLa portata cala e a volte compare un errore di flussoSi tiene aperto un circuito minimo, oppure si monta un by-pass differenziale
Taratura di curva climatica e differenzialeLa mandata è più calda del necessario e la regolazione stacca su mezzo gradoSi abbassa la curva e si allarga il differenziale, senza toccare l'idraulica

Le prime quattro righe riguardano la macchina e la scelta fatta a monte; le ultime tre riguardano l'impianto e la regolazione, e sono quelle su cui si interviene in giornata. Sul dimensionamento vale la pena capire da dove nasce il numero: ne abbiamo scritto a proposito del raffrescamento, dove lo stesso errore si misura in BTU di troppo, e il metodo di riferimento per il calcolo del carico è la UNI EN 12831.

Che cosa si misura per capire quale causa è?

Quattro numeri, e si prendono tutti in un sopralluogo. Il contenuto d'acqua dell'impianto, confrontato col minimo che chiede il manuale della macchina. La portata in riscaldamento. Il campo di modulazione dichiarato nella scheda tecnica. E gli avvii del compressore in un'ora, letti sul display o sulla centralina.

Il minimo di acqua non è un valore universale: lo scrive il costruttore, modello per modello. Nel manuale dell'installatore di una pompa di calore aria-acqua residenziale Daikin, per esempio, il volume d'acqua totale dell'impianto in riscaldamento deve superare i 20 litri escluso il contenuto dell'unità interna, e la portata minima in riscaldamento e sbrinamento è di 22 litri al minuto: sotto quel valore la macchina genera un errore di flusso e non scalda. Il numero del tuo impianto sta nel manuale del tuo modello, e cambia da macchina a macchina.

Lo stesso manuale aggiunge l'avvertenza che in pratica cambia il conto: quando la circolazione di ogni circuito è comandata da valvole, il volume minimo d'acqua va garantito "anche se tutte le valvole sono chiuse". Un impianto che sulla carta ha acqua a sufficienza può non averla nella condizione in cui i cicli brevi compaiono, cioè quando la casa è in temperatura e le valvole termostatiche si sono chiuse quasi tutte.

Se la macchina modula o lavora a tutto o niente lo dice la sua scheda tecnica. Il Regolamento (UE) 813/2013, allegato II, tabella 2, obbliga il costruttore a dichiarare fra i dati tecnici se il controllo della capacità è fisso o variabile. Lo stesso regolamento, all'allegato I, punto 36, lo definisce come la capacità della macchina di adattare la propria resa modificando la portata di almeno uno dei fluidi che servono al ciclo di refrigerazione, e dice quando si dichiara fisso: quando quella portata non si può modificare.

Negli impianti che seguiamo il numero che chiude più discussioni è proprio il contenuto d'acqua, e va contato nella condizione peggiore: con le valvole di zona chiuse, non con l'impianto tutto aperto. Prima di proporre un accumulo, lo contiamo.

Che cosa si fa per allungare i cicli?

Si aggiunge inerzia, si abbassa la temperatura richiesta, si tiene aperta una via all'acqua. Nell'ordine: un accumulo inerziale che porti il volume sopra il minimo, un circuito sempre in funzione o un by-pass differenziale che garantisca la portata, la regolazione sulla temperatura ambiente con modulazione della mandata, una curva climatica più bassa e un differenziale più largo.

La modulazione della temperatura di mandata è la leva che costa meno, quando la macchina ce l'ha. Il manuale Daikin citato sopra la descrive così: con la modulazione attiva, la temperatura di mandata desiderata viene abbassata o alzata in funzione della differenza fra temperatura ambiente effettiva e desiderata, e il risultato sono "meno cicli on/off", con meno rumore e più efficienza. È una voce di configurazione, non un componente da comprare: su molti impianti è la prima cosa da provare.

Sul lato idraulico la documentazione tecnica dei componentisti va nella stessa direzione. Caleffi, nel suo documento sugli schemi per impianti a pompa di calore aria-acqua, scrive che la macchina sbrina correttamente solo se sono garantiti una portata minima e un contenuto d'acqua minimo nell'impianto, e che occorre progettare una parte dei circuiti di riscaldamento sempre in funzione, separando primario e secondario con un by-pass o un separatore idraulico e inserendo un accumulo tampone sul ritorno del primario.

Un accumulo inerziale risolve, ma non è gratis: occupa spazio, va coibentato e aggiunge una dispersione. Per questo si dimensiona sulla differenza fra il volume che l'impianto ha già e il minimo che la macchina chiede, non a occhio. E se stai valutando interventi più profondi, i consumi reali di una pompa di calore li abbiamo messi in fila nell'articolo su quanto consuma e quanto costa in bolletta.

Cicli brevi o pompa che scalda poco: come si distinguono?

Dal momento in cui il problema compare e da che cosa fa la macchina. I cicli brevi si vedono nelle mezze stagioni, con la macchina che parte e si ferma e la casa più o meno in temperatura. Una pompa che scalda poco si vede nelle giornate fredde, con la macchina che gira a lungo senza arrivare al valore impostato. Sono due sintomi opposti e due cause diverse.

Il secondo caso lo abbiamo trattato a parte, in pompa di calore che scalda poco d'inverno. C'è poi un terzo sintomo che si confonde facilmente con i cicli brevi: la macchina che si ferma per qualche minuto quando fuori è freddo e umido, con vapore dall'unità esterna. Quello è lo sbrinamento ed è normale, lo spieghiamo in pompa di calore che si ghiaccia.

Che cosa guardiamo noi quando ci chiamano per questo?

Partiamo dall'impianto, non dalla macchina. Contiamo l'acqua in circolo nella condizione peggiore, leggiamo la portata e gli avvii del compressore, apriamo la scheda tecnica per vedere fin dove la macchina modula, e controlliamo come sono tarate curva climatica e differenziale. Solo dopo diciamo se serve un accumulo, un by-pass o una riprogrammazione. Spesso basta la riprogrammazione.

C'è anche una ragione formale per partire dal manuale. Il DPR 74/2013, all'articolo 7, stabilisce che il controllo e l'eventuale manutenzione dell'impianto termico sono eseguiti da imprese abilitate ai sensi del DM 37/2008, con le prescrizioni e la periodicità contenute nelle istruzioni dell'impresa installatrice; se quelle istruzioni non ci sono o non sono più reperibili, valgono quelle del fabbricante per lo specifico modello. Lo stesso articolo, al comma 5, impone il libretto di impianto per la climatizzazione. La scheda completa è nella nostra pagina sul DPR 74/2013.

Se preferisci non pensarci ogni stagione, la taratura e i controlli rientrano nel tagliando casa della pompa di calore; sugli impianti che seguiamo in continuità lavoriamo a canone, e i parametri li rivediamo al cambio di stagione. Se invece la macchina si è fermata del tutto e fa freddo, il percorso giusto è il pronto intervento.

Domande frequenti

Perché la pompa di calore si accende e si spegne ogni pochi minuti?

Perché la potenza minima che la macchina riesce a erogare è più alta del calore che la casa chiede in quel momento. L'acqua dell'impianto arriva al valore impostato in pochi minuti, la regolazione stacca, l'acqua si raffredda e il compressore riparte. Accade soprattutto in primavera e in autunno, quando il fabbisogno è basso, e peggiora se l'impianto contiene poca acqua o se le valvole di zona sono quasi tutte chiuse.

Che cos'è lo short cycling di una pompa di calore?

Short cycling è il nome inglese dei cicli brevi: la macchina si accende e si spegne in modo ravvicinato invece di compiere cicli lunghi. Il Regolamento (UE) 813/2013, allegato I, punto 44, chiama coefficiente di degradazione la misura della perdita di efficienza dovuta alla ciclicità, e fissa a 0,9 il valore da usare quando il costruttore non lo misura. La ciclicità, quindi, entra nel conto del rendimento anche in laboratorio.

Quanta acqua deve contenere l'impianto di una pompa di calore?

Il minimo lo fissa il costruttore, modello per modello, e va cercato nel manuale dell'installatore. Nel manuale di una pompa di calore aria-acqua residenziale Daikin, per esempio, il volume d'acqua totale dell'impianto in riscaldamento deve superare i 20 litri, escluso il contenuto dell'unità interna, con una portata minima di 22 litri al minuto. Sono valori di quel modello: il tuo può essere diverso.

Serve un accumulo inerziale per evitare i cicli brevi?

Serve quando l'impianto contiene meno acqua del minimo richiesto dalla macchina, e si dimensiona sulla differenza fra i due volumi, non a occhio. Prima però conviene provare la regolazione: abbassare la curva climatica, allargare il differenziale e attivare la modulazione della temperatura di mandata costa una configurazione e spesso basta. L'accumulo occupa spazio, va coibentato e aggiunge una piccola dispersione.

Le valvole termostatiche chiuse possono far spegnere la pompa di calore?

Sì, e sono una delle cause più frequenti. Quando le valvole di zona si chiudono perché gli ambienti sono in temperatura, l'acqua che resta in circolo cala e con essa la portata. Il manuale Daikin citato in fondo avverte che il volume minimo d'acqua va garantito anche se tutte le valvole sono chiuse, e che sotto la portata minima la macchina genera un errore di flusso e non scalda. Il rimedio è tenere aperto un circuito, oppure montare un by-pass differenziale.

I cicli brevi rovinano la pompa di calore?

Sul rendimento l'effetto è documentato: il Regolamento (UE) 813/2013 tratta la ciclicità come una perdita di efficienza e le assegna un coefficiente di degradazione. Sull'usura dei componenti non abbiamo un dato pubblico da citare, quindi non ne diamo numeri: resta la considerazione meccanica che ogni avvio sollecita il compressore, e che più avvii significano più sollecitazioni. Vale la pena correggere la causa, non convivere col sintomo.

Chi ha scritto e validato questo articolo

Nicola Davanzo

Autore

Nicola Davanzo

Fondatore di Flow Impianti. Scrive con uno sguardo gestionale: cosa cambia, per chi decide, sul conto a fine anno.

Validazione tecnica indipendente

Responsabile Tecnico abilitato (DM 37/08)

I contenuti tecnici sono validati dal Responsabile Tecnico abilitato ai sensi del DM 37/08.

Fonti

  1. Unione europea, Regolamento (UE) n. 813/2013 della Commissione, specifiche per la progettazione ecocompatibile degli apparecchi per il riscaldamento d'ambiente (allegato I, punti 23, 36 e 44; allegato II, tabella 2; allegato III, tabella 5), consultato 2026-10-09, publications.europa.eu
  2. Repubblica Italiana, DPR 16 aprile 2013, n. 74, articolo 7 (controllo e manutenzione degli impianti termici), consultato 2026-10-09, normattiva.it. Scheda nella nostra pagina sul DPR 74/2013
  3. Daikin, Installer reference guide ERLA11~16D + EBVH16SU23D, Daikin Altherma 3 R F, 4P655196-1B, settembre 2022 (contenuto d'acqua minimo e valvole chiuse, pagina 108; portata minima in riscaldamento, pagina 110; modulazione della temperatura di mandata, pagina 188), consultato 2026-10-09, daikin.co.uk
  4. Caleffi, Componenti e schemi per impianti a pompa di calore aria-acqua, 17 febbraio 2022, consultato 2026-10-09, caleffi.com
  5. UNI, UNI EN 14825 - Prove e valutazione a carico parziale e calcolo delle prestazioni stagionali, norma tecnica volontaria. Scheda nella nostra UNI EN 14825

Contenuto informativo a cura di Flow Impianti Srl. Non costituisce consulenza tecnica o di progetto. I valori di contenuto d'acqua e portata minima citati appartengono a un modello specifico e non sono generalizzabili: quelli del tuo impianto stanno nel manuale del tuo apparecchio. Gli interventi su impianti termici sono riservati a imprese abilitate ai sensi del DM 37/2008.

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