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Guida tecnica · Aggiornata 2026

Impianto di climatizzazione: quale sistema scegliere per il tuo edificio?

Split, multisplit, canalizzato, VRF, impianti ad acqua con fancoil e UTA: sono tutti impianti di climatizzazione, ma lavorano in modo diverso e reggono edifici diversi. Qui mettiamo a confronto i sistemi, spieghiamo come si dimensionano e quali regole valgono per installarli e mantenerli, con il rimando alle fonti ufficiali.

oltre 80% L'energia di casa che va in riscaldamento, raffrescamento e acqua calda, secondo ENEA
12 kW La potenza da cui un impianto di climatizzazione estiva entra nei controlli di efficienza del DPR 74/2013
40.000 frig/h La potenzialità frigorifera oltre la quale il DM 37/2008 chiede il progetto di un professionista iscritto all'albo

Che cos'è un impianto di climatizzazione, e cosa fa oltre a raffrescare?

Per la legge è un impianto termico: il D.Lgs 192/2005 lo definisce come impianto tecnologico fisso destinato alla climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, che comprende produzione, distribuzione e utilizzazione del calore, gli organi di regolazione e controllo, eventualmente combinato con la ventilazione. La parola che conta è "fisso": un condizionatore portatile non è un impianto termico, e la guida ENEA sulla climatizzazione degli ambienti lo ricorda.

Un impianto ben fatto, poi, non si ferma alla temperatura. Negli uffici, negli hotel e nei negozi conta quanto l'umidità e il ricambio d'aria: una unità di trattamento aria filtra l'aria esterna, la porta alla temperatura e all'umidità giuste e la immette negli ambienti, mentre split e fancoil trattano solo l'aria della stanza. È qui che un impianto di climatizzazione si separa da un apparecchio: nel secondo caso la ventilazione va pensata a parte, per esempio con una ventilazione meccanica controllata.

Espansione diretta o impianto ad acqua: che differenza c'è?

Cambia il fluido che porta il caldo e il freddo negli ambienti. Nei sistemi a espansione diretta il refrigerante viaggia nei tubi fino all'unità interna ed evapora lì, a contatto con l'aria della stanza: è il principio di split, multisplit e VRF. Negli impianti ad acqua una macchina centrale, un chiller o una pompa di calore, prepara acqua calda o refrigerata e la manda ai terminali.

I terminali di un impianto ad acqua sono i fancoil, i pannelli radianti a pavimento o a soffitto e le batterie delle UTA. La differenza pesa anche sulla gestione: con l'espansione diretta il circuito del refrigerante arriva in ogni ambiente, quindi i controlli e le cariche dei gas fluorurati riguardano tutta la rete di tubi; con l'acqua il refrigerante resta chiuso nella macchina centrale, e nell'edificio circola acqua. Chi vuole il raffrescamento radiante passa per forza dall'acqua; in casa la macchina che lo alimenta è di solito una pompa di calore aria-acqua, di cui spieghiamo tipi e resa nella pagina sulla pompa di calore per la casa.

Split, multisplit, canalizzato, VRF: quando serve ognuno?

Dipende da quanti ambienti servire, da quanto devono essere indipendenti e da dove mettere le macchine. Lo split serve una stanza, il multisplit alcune stanze con una sola unità esterna, il canalizzato distribuisce l'aria con canali nascosti nel controsoffitto, il VRF regge decine di zone con poche unità esterne. Oltre una certa taglia, o dove serve molta aria esterna, si passa all'impianto ad acqua.

I sistemi di climatizzazione a confronto (sintesi qualitativa, da verificare sul progetto)
SistemaCome distribuisceDove ha sensoA cosa fare attenzione
Split e multisplitRefrigerante fino all'unità in stanzaAppartamenti, piccoli uffici, locali singoliUnità esterne in facciata, nessun ricambio d'aria
CanalizzatoUn'unità nascosta e canali con bocchetteAppartamenti e uffici con controsoffittoSpazio per i canali, accesso per la pulizia dei filtri
VRF e VRVRefrigerante a portata variabile verso molte unitàUffici, hotel, retail su più zoneRete di tubi estesa, controlli F-gas su tutta la carica
Ad acqua con fancoil o radianteAcqua calda o refrigerata dalla centraleEdifici medi e grandi, raffrescamento radianteCentrale termica e frigorifera, regolazione per zona
A tutt'aria con UTAAria trattata e canalizzataSale, ambienti affollati, sanità, grandi volumiPortate d'aria di progetto, filtri, igiene dei canali

Nel residenziale la domanda si ferma spesso ai primi due; il confronto lo abbiamo fatto a parte: split, multisplit o canalizzato per casa. Negli edifici del terziario la partita si gioca fra i sistemi VRF e VRV e l'impianto ad acqua, e nei capannoni fra unità d'aria, rooftop e raffrescamento evaporativo, che trattiamo nella pagina sulla climatizzazione industriale. Quando valutiamo un edificio esistente guardiamo prima cosa c'è già: una centrale ad acqua in buono stato cambia la risposta più di qualunque scheda tecnica.

Climatizzazione centralizzata o autonoma: cosa cambia in condominio e negli uffici?

Cambia chi decide e chi risponde. Il D.Lgs 192/2005 individua il responsabile dell'impianto termico nell'occupante per le singole unità immobiliari residenziali, nell'amministratore per gli impianti centralizzati in condominio e nel proprietario o nell'amministratore delegato quando l'edificio è di una società. Con un impianto centralizzato gli obblighi di esercizio e manutenzione stanno quindi in capo a una sola figura, che può delegarli a un terzo responsabile.

In un impianto centralizzato la macchina è una, e i costi si ripartiscono: nel riscaldamento condominiale la ripartizione passa dai sistemi di contabilizzazione, con l'obbligo di lettura da remoto che scatta in Lombardia al 2027, trattato nella guida sulla contabilizzazione del calore. In un ufficio su più piani la climatizzazione centralizzata o canalizzata permette una regolazione unica e una manutenzione programmata, mentre gli impianti autonomi lasciano libertà a ogni unità ma moltiplicano macchine, libretti e scadenze.

Come si dimensiona un impianto di climatizzazione?

Si parte dal carico termico, cioè da quanto calore l'impianto deve togliere o dare a ogni ambiente: dipende da esposizione, involucro, persone, macchine e luci. Per il riscaldamento il metodo di riferimento è la UNI EN 12831; per l'aria esterna di rinnovo, negli edifici non residenziali, la UNI EN 16798-3. Sono norme tecniche di buona pratica, che diventano vincolanti solo se un contratto o una norma le richiama.

Il progetto, invece, è un obbligo. Il DM 37/2008, all'articolo 5, prevede un progetto per installare, trasformare o ampliare un impianto di climatizzazione; per gli impianti con potenzialità frigorifera pari o superiore a 40.000 frigorie/ora, circa 46,5 kW, deve firmarlo un professionista iscritto all'albo, mentre sotto quella soglia può redigerlo il responsabile tecnico dell'impresa installatrice. Per gli ambienti produttivi abbiamo raccolto il metodo in come si dimensiona la climatizzazione industriale.

Quanto consuma, e come si legge l'efficienza (EER, SEER, SCOP)?

Secondo la guida ENEA sulla climatizzazione degli ambienti, riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria assorbono oltre l'80% dell'energia che consumiamo ogni anno in casa. Per confrontare le macchine servono due coppie di indici: COP ed EER misurano il rendimento in una sola condizione di prova, in riscaldamento e in raffrescamento; SCOP e SEER lo pesano su un'intera stagione.

Gli indici stagionali sono quelli che somigliano al consumo reale, perché tengono conto dei carichi parziali, cioè delle ore in cui la macchina lavora sotto la sua potenza massima. Il metodo di prova e di calcolo sta nella UNI EN 14825, norma tecnica di riferimento per pompe di calore e condizionatori. I valori minimi di SEER e SCOP sotto cui un condizionatore fino a 12 kW non si può vendere nell'Unione li fissa invece il regolamento europeo sull'ecodesign dei condizionatori, più severo per i refrigeranti con GWP oltre 150. Per un ordine di grandezza sui consumi di un apparecchio di casa abbiamo fatto i conti in quanto consuma un condizionatore.

Quali regole valgono per installarlo e mantenerlo?

Tre atti, ciascuno con un compito. Il DM 37/2008 riserva l'installazione alle imprese abilitate e chiede la dichiarazione di conformità a fine lavori. Il Reg. (UE) 2024/573 sui gas fluorurati riserva a persone certificate l'installazione e la manutenzione dei circuiti e fissa i controlli delle perdite: almeno ogni 12 mesi per le apparecchiature da 5 a 50 tonnellate di CO2 equivalente, con esenzioni per quelle ermeticamente sigillate.

Il terzo è il DPR 74/2013, che fissa i controlli di efficienza energetica: per macchine frigorifere e pompe di calore elettriche ogni 4 anni tra 12 e 100 kW e ogni 2 anni da 100 kW in su. In Lombardia la DGR XI/3502/2020 conferma i 4 anni per le pompe di calore elettriche da 12 a 100 kW, con il rapporto di controllo trasmesso tramite il catasto regionale CURIT. Lo stesso DPR, come riassume ENEA, prevede d'estate una temperatura media degli ambienti non inferiore a 26 °C, con 2 °C di tolleranza.

Da dove partiamo quando ci chiedi un impianto nuovo?

Partiamo dal sopralluogo, non dal catalogo. Rileviamo gli ambienti, l'esposizione, l'affollamento e quello che c'è già, poi calcoliamo i carichi e scegliamo il sistema: a volte è un VRF, a volte conviene tenere la centrale ad acqua e cambiare solo la macchina. Il progetto lo firma chi ne ha titolo, la dichiarazione di conformità la rilasciamo a fine lavori.

Poi restiamo: libretto, controlli di efficienza, controlli delle perdite e registro F-gas li teniamo in una manutenzione a canone, con un solo interlocutore. Se il tuo edificio è a Milano o in provincia, i dettagli dell'intervento sono nella pagina sull'installazione della climatizzazione a Milano; per uffici e immobili in gestione c'è la pagina uffici e property, per le strutture ricettive quella sugli hotel.

Le norme di riferimento

Gli atti e le norme tecniche citati in questa guida, ciascuno con la sua scheda e il link alla fonte ufficiale dove esiste.

Stai scegliendo l'impianto di climatizzazione per un edificio?

Veniamo a vedere l'edificio, calcoliamo i carichi e ti diciamo quale sistema regge davvero i tuoi ambienti, con cosa costa gestirlo negli anni. Partiamo da un sopralluogo, senza impegno.

  • Rilievo degli ambienti e calcolo dei carichi, prima di scegliere la macchina
  • Confronto fra espansione diretta e impianto ad acqua sull'edificio reale
  • Installazione e manutenzione a canone, con controlli e registro F-gas

Domande frequenti

Serve un permesso per installare un impianto di climatizzazione?

Serve un'impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità, e un progetto: sopra le 40.000 frigorie/ora lo firma un professionista iscritto all'albo. Chi interviene sul circuito del refrigerante deve essere certificato F-gas. Per le unità esterne in facciata contano poi il regolamento edilizio comunale e, in condominio, il regolamento condominiale: li verifichiamo in sopralluogo.

Meglio un impianto canalizzato o gli split?

Il canalizzato nasconde tutto nel controsoffitto e distribuisce l'aria in modo uniforme con canali e bocchette, ma chiede spazio e un accesso per pulire filtri e canali. Gli split costano meno da installare e regolano ogni stanza per conto suo, a prezzo di un'unità a vista in ogni ambiente. Negli uffici con controsoffitto conviene spesso il canalizzato; nei locali singoli e nelle ristrutturazioni leggere, gli split.

Un impianto di climatizzazione può anche riscaldare?

Sì, se la macchina è una pompa di calore: inverte il ciclo e d'inverno porta calore dentro invece di toglierlo. Split, multisplit, VRF e molti impianti ad acqua lavorano così, e per la legge sono impianti termici di climatizzazione invernale ed estiva. Se deve scaldare tutto l'edificio va dimensionato anche sul carico invernale, non solo su quello estivo, e con i terminali giusti: fancoil, pannelli radianti o aria trattata.

Ogni quanto va controllato un impianto di climatizzazione?

Ci sono due scadenze diverse. Il controllo di efficienza energetica del DPR 74/2013 vale per gli impianti di climatizzazione estiva da 12 kW in su: ogni 4 anni fino a 100 kW, ogni 2 anni oltre. Il controllo delle perdite del Reg. (UE) 2024/573 dipende dalla carica di gas: almeno ogni 12 mesi da 5 a 50 tonnellate di CO2 equivalente, con esenzioni per le apparecchiature ermeticamente sigillate. La manutenzione ordinaria segue invece le istruzioni del fabbricante.

Chi è il responsabile di un impianto di climatizzazione centralizzato?

In condominio è l'amministratore; in un edificio di proprietà di una società è il proprietario o l'amministratore delegato, come prevede il D.Lgs 192/2005. Il responsabile risponde di esercizio, conduzione, controllo e manutenzione, e può delegare questi compiti a un terzo responsabile, un'impresa con requisiti adeguati alla taglia dell'impianto. Nelle singole unità abitate, invece, il responsabile è l'occupante.

Ultimo aggiornamento: 2026. Soglie, cadenze e riferimenti citati vanno verificati sulle fonti ufficiali collegate; questa guida ha scopo informativo e non sostituisce un progetto né un parere tecnico. Le norme UNI citate sono norme tecniche volontarie. Fonti: D.Lgs 192/2005 (art. 2, testo vigente su Normattiva) e DM 37/2008 (art. 5), consultati il 24 settembre 2026; ENEA, "La climatizzazione degli ambienti. Guida per l'esercizio, controllo e manutenzione degli impianti termici" (2015).

Parliamone

Il sistema giusto si sceglie sull'edificio, non sul catalogo.

Raccontaci del tuo edificio: quanti ambienti, che uso, cosa c'è già. Veniamo a vederlo, calcoliamo i carichi e ti diciamo quale impianto di climatizzazione lo regge davvero. Ti rispondiamo a breve.

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