Che cos'è un impianto di riscaldamento, in concreto?
Un impianto di riscaldamento è l'insieme di tre sottosistemi in fila: generazione, distribuzione ed emissione. La distinzione non è accademica, è quella che usa la norma: il DM 28 ottobre 2025 chiama ristrutturazione dell'impianto termico la "sostituzione combinata della tipologia del sottosistema di generazione, anche con eventuale cambio di vettore energetico, e dei sottosistemi di distribuzione e/o emissione" (Allegato 1, paragrafo 1.4.1). Tre pezzi, tre decisioni.
Scomporre serve perché nei sopralluoghi la richiesta arriva quasi sempre su un pezzo solo ("devo cambiare la caldaia"), mentre il risultato in bolletta nasce dall'abbinamento: un generatore nuovo su terminali sbagliati rende meno di quanto promette la scheda tecnica. Il riferimento di buona tecnica per dimensionare il circuito è la norma volontaria UNI EN 12828, insieme al calcolo del carico termico della UNI EN 12831.
Quale generatore conviene: caldaia, pompa di calore, ibrido o teleriscaldamento?
Dipende da cosa c'è intorno, e il campo è già ristretto dalla norma di prodotto. Il Reg. (UE) 813/2013 chiede agli apparecchi a combustibile fino a 70 kW un'efficienza energetica stagionale non inferiore all'86% (Allegato II, punto 1, lettera a), con le eccezioni che la stessa norma prevede per le caldaie di tipo B1): una caldaia tradizionale non arriva a quel valore, quindi oggi "caldaia" significa in pratica caldaia a condensazione.
La pompa di calore si giudica sulla temperatura a cui deve lavorare. I requisiti europei di progettazione ecocompatibile le chiedono un'efficienza stagionale del 110% con mandata di progetto a 55 °C e del 125% a 35 °C, che in termini di SCOP sono 2,83 e 3,20 (guida UFE e SvizzeraEnergia sulle pompe di calore, tabella 1.4, edizione 2026). Tradotto: la stessa macchina rende di più dove i terminali accettano acqua più fredda, e il confronto fra due offerte va fatto a pari temperatura di mandata. Risultati indicativi.
| Generatore | Dove ha senso | Cosa chiede all'edificio |
|---|---|---|
| Caldaia a condensazione | Sostituzione su impianto esistente a termosifoni | Scarico fumi a norma e mandata contenuta per condensare |
| Pompa di calore | Edifici isolati, terminali a bassa temperatura, quota rinnovabili da coprire | Spazio per l'unità esterna, potenza elettrica, terminali adeguati |
| Sistema ibrido | Ristrutturazioni parziali dove la bassa temperatura non arriva in tutte le stanze | Una regolazione che scelga la macchina giusta ora per ora |
| Teleriscaldamento | Dove la rete passa già sotto l'edificio | Spazio per la sottostazione di scambio, niente combustione in sito |
Il sistema ibrido abbina pompa di calore e caldaia e lascia alla regolazione la scelta fra le due: è la via più frequente quando l'involucro non è pronto a lavorare tutto a bassa temperatura. Il teleriscaldamento sposta la generazione fuori dall'edificio e lascia dentro una sottostazione di scambio: a Milano è un'opzione reale solo dove la rete è già posata, e la raccontiamo in teleriscaldamento a Milano per il condominio. Il passaggio dalla caldaia alla pompa di calore, con i conti davanti, sta in sostituire la caldaia con una pompa di calore.
Quale impianto di riscaldamento consuma meno?
A parità di edificio, consuma meno l'impianto che lavora alla temperatura più bassa possibile e che sa spegnersi dove non serve. L'ENEA quantifica le due leve: ogni grado in più di temperatura dell'acqua di mandata costa circa il 2,5% di energia in più, e poiché la mandata può variare di una decina di gradi si possono limitare i consumi fino al 25% (ENEA, 2024). Risultati indicativi.
Sulla temperatura ambiente la stessa fonte indica fino al 10% di combustibile in meno per ogni grado in meno, con 19 gradi come riferimento di comfort. È il motivo per cui la domanda "quale impianto consuma meno" si risolve guardando i terminali e la regolazione, non solo la targhetta del generatore. Le valvole termostatiche valgono secondo l'ENEA fino al 20% di consumi in meno, e lo stesso vale per una curva climatica impostata davvero: ne parliamo in valvole termostatiche: obblighi e risparmio e in come programmare il cronotermostato.
Distribuzione centralizzata o autonoma: cosa cambia?
Cambia chi decide e chi paga. Con un impianto centralizzato un solo generatore serve tutto l'edificio, le scelte passano dall'assemblea e la spesa si divide con la contabilizzazione del calore; con gli impianti autonomi ogni unità ha il suo generatore, decide da sola e paga la propria bolletta. Sul piano tecnico il centralizzato regge meglio pompe di calore di taglia e accumuli, l'autonomo è più semplice e più esposto alla somma dei piccoli sprechi.
La scelta fra i due è un capitolo a sé, con risvolti che non sono solo impiantistici: la trattiamo in riscaldamento centralizzato o autonomo, e il caso del singolo condomino che vuole staccarsi sta in distacco dal riscaldamento centralizzato. Quando la distribuzione resta quella di prima, il lavoro utile è il bilanciamento dell'impianto: senza quello, le colonne vicine alla centrale scaldano troppo e le ultime restano fredde.
Termosifoni, pannelli radianti o fancoil: quale terminale scegliere?
Il terminale decide la temperatura a cui deve lavorare tutto il resto, quindi si sceglie prima del generatore, non dopo. I pannelli radianti cedono calore su una superficie molto estesa e quindi bastano temperature basse; i fancoil compensano con la ventilazione e fanno anche freddo d'estate; i termosifoni esistenti sono il punto di partenza più comune e vanno verificati stanza per stanza.
Il riscaldamento radiante ha due proprietà che si sentono abitando: la temperatura resta distribuita su tutta l'altezza del locale e la resa è in parte autoregolante, perché la differenza fra aria ambiente e superficie scaldante è di circa 2 K e un apporto di sole riduce da solo la cessione di calore (guida UFE e SvizzeraEnergia, capitolo 5, edizione 2026). Il prezzo da pagare è il cantiere: i costi al metro quadro, da prezzario pubblico, stanno in quanto costa il riscaldamento a pavimento.
Sui termosifoni la domanda vera non è se la pompa di calore li scalda, ma a quale temperatura: la verifica si fa corpo per corpo, e dove non bastano si sostituisce il singolo radiatore invece di tutto l'impianto. Abbiamo messo il metodo in pompa di calore e termosifoni. Un dettaglio di norma che pesa sulla scelta: quando si sostituisce il generatore di calore, il DM 28 ottobre 2025 chiede dispositivi autoregolanti che controllino separatamente la temperatura di ogni vano, o di una zona riscaldata, se l'installazione è tecnicamente realizzabile (Allegato 1, paragrafo 2.3, punto 10).
Come si abbinano generatore, distribuzione e terminali secondo l'edificio?
Si parte dall'involucro e dai terminali, perché sono i pezzi che non si cambiano senza aprire un cantiere. Su un edificio isolato con pavimento radiante la pompa di calore lavora nel suo punto migliore; su un appartamento anni Settanta con termosifoni in ghisa e nessuna coibentazione, la stessa macchina deve alzare la mandata e perde proprio il vantaggio per cui l'hai scelta. Fra i due estremi sta l'ibrido.
Negli edifici non residenziali si aggiunge un pezzo: oltre 290 kW di potenza il DM 28 ottobre 2025 chiede un sistema di automazione e regolazione almeno in classe B secondo la UNI EN ISO 52120-1, quando è tecnicamente realizzabile e rientra in meno di sei anni al netto degli incentivi (Allegato 1, paragrafo 2.3, punto 9). Per il terziario l'abbiamo sviluppato in requisiti minimi e BACS nel terziario.
Quali incentivi aiutano a rifare l'impianto di riscaldamento?
Nel 2026 le strade principali sono due, e si valutano una contro l'altra. La detrazione per riqualificazione energetica (ecobonus, art. 14 DL 63/2013) vale il 50% della spesa sull'abitazione principale e il 36% sugli altri immobili, in dieci rate annuali, con una detrazione massima di 30.000 euro per unità sulle pompe di calore. Il Conto Termico 3.0 (D.M. 7 agosto 2025) lavora invece in conto capitale e copre fino al 65% delle spese ammissibili.
Due cose vanno sapute prima di scegliere il generatore. Per le spese dal 2025 al 2027 la sostituzione dell'impianto con una caldaia a soli combustibili fossili è esclusa dal beneficio, in attuazione della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, mentre il passaggio a pompa di calore o a sistema ibrido resta agevolabile. E le aliquote sono un regime annuale: dal 2027 scenderebbero al 36% e al 30%, salvo quanto deciderà la prossima legge di bilancio, quindi la spesa sostenuta prima resta sulla percentuale più alta. Il quadro completo sta nelle schede incentivi e, per chi ristruttura la casa, in incentivi per gli impianti di casa.
Ogni quanto va fatta la manutenzione dell'impianto di riscaldamento?
La manutenzione segue le istruzioni del costruttore, mentre il controllo di efficienza energetica ha cadenze fissate per legge: secondo l'Allegato A del DPR 74/2013 una caldaia a gas fra 10 e 100 kW va controllata ogni quattro anni, ogni due da 100 kW in su; una pompa di calore elettrica fra 12 e 100 kW ogni quattro anni; un impianto allacciato al teleriscaldamento con sottostazione oltre 10 kW ogni quattro anni.
Le soglie si leggono sulla potenza complessiva dell'impianto, non su quella della singola macchina. Chi risponde è il responsabile dell'impianto: chi lo occupa per le unità residenziali, il proprietario se non è locata, l'amministratore negli edifici con impianto centralizzato (D.Lgs 192/2005, Allegato A, punto 42). Se la manutenzione non viene fatta, lo stesso decreto prevede una sanzione amministrativa non inferiore a 500 euro e non superiore a 3.000 (art. 15, comma 5).
La responsabilità si può delegare a un'impresa come terzo responsabile, con un atto scritto contestuale alla delega (DPR 74/2013, art. 6): è quello che facciamo quando prendiamo in carico una centrale termica, e lo spieghiamo in terzo responsabile a Milano. Noi gestiamo gli impianti a canone: controlli programmati nelle cadenze di legge, interventi in caso di guasto con tempi concordati e spesa annua nota in anticipo. Per gli impianti di casa il punto di partenza è il tagliando della pompa di calore o quello della caldaia; per gli edifici gestiti, la manutenzione a canone.